Vacanze finite per tutti La ripresa è sempre faticosa Consigli su misura ai frontalieri

È importante rispettare l’orologio biologico del cervello

Vacanze finite quasi per tutti. A parte pochi tenaci, che sono sopravvissuti ai caldi ed alle fatiche estive e si sono ritagliati le ferie a settembre, per gli altri è il momento del rientro al lavoro.

Per il frontaliere è uguale agli altri? Certo che no. Se per tutti gli umani il cambiamento da stile di vita vacanziero e lavorativo è già difficile, per il lavoratore frontaliere è quasi epocale. Orari, dieta, abitudini, sedentarietà, bioritmi.

Vediamo di sbrogliare la matassa, e di dare semplici “istruzioni per l’uso” circa il ritorno alla vita lavorativa. Per quanto sia difficile, mai operare bruschi cambiamenti. Tipo? Arrivare la domenica sera a mezzanotte dal viaggio e svegliarsi alle 5 del lunedì mattina per andare a lavorare. Il cervello umano non è un semplice orologio che si può mandare avanti e indietro tipo fuso orario ed ora legale. Va abituato. Almeno tre giorni prima bisogna registrare nuovi orari per coricarsi e svegliarsi.

A proposito di orologio, il cervello ne possiede uno, biologico appunto, che lega agli orari di

Mario Guidotti

vita tutta una serie di funzioni, che fanno presto a diventare disfunzioni, secretive. Ormoni, neurotrasmettitori, ferormoni, metaboliti. Per intenderci, quando parliamo di ormoni, non ci riferiamo strettamente a funzioni sessuali-riproduttive, ma a molecole legate a meccanismi di scambio per esempio di sali minerali, di crescita, di metabolismo digestivo ed osseo, nonché muscolare. Piaccia o no, siamo fatti di chimica, migliaia di molecole tutte legate tra loro, e soprattutto ai ritmi che diamo al nostro organismo.

Altro tasto dolente: la (super)nutrizione. Ammettiamolo, in vacanza abbiamo esagerato: stramangiato e strabevuto. Bisogna mettersi a dieta. E qui neanche tanto gradualmente, ma di fretta. Frenate subito sugli alcolici, pochi carboidrati e pochissimi grassi di origine animale. Fate riposare il vostro fegato.

Ci sono tuttavia abitudini virtuose acquisite durante le vacanze che non vanno abbandonate. Molti di noi si sono fatti ferie sportive, passeggiate, aria sana, scalate, sport e altro. Non si può mollare tutto di colpo e tornare a fare i sedentari. E, ma come faccio, se sono spesso in auto o in treno e poi in ufficio? Già detto: camminare. Sicuramente nel tempo libero, ma non solo. Parcheggiate lontano dall’ufficio e andateci a piedi. Fate sempre le scale, vietato prendere l’ascensore. State in piedi il più possibile. Sì, anche lavorando. È già qualcosa per attivare la muscolatura non solo della gambe, ma in genere posturale.

E per l’umore, che cosa dobbiamo fare per non cadere nella sindrome da frustrazione da rientro? Inutili vari ricostituenti e integratori, che fanno bene solo al farmacista. Lo so, molti non fanno il lavoro sempre sognato e devono adattarsi a un contesto professionale di seconda o terza scelta. La parola d’ordine è dare il massimo ogni giorno e guardare avanti per costruire qualcosa di meglio. All’interno della stessa azienda o in un’altra. Diffidate da chi rientra in ufficio e vi parla solo della vacanza passata o della programmazione della prossima. Evitare sequenze mortali di fotografie. Vivere solo in funzione delle ferie è ancor più frustrante e dannoso. Ben vengano le vacanze, ma la vita è fatta della quotidianità. Cioè anche del lavoro. Non mi piace? Farò di tutto per cambiarlo, per crescere.

Il frontaliere, tra tanti svantaggi logistici ha l’opportunità del tempo del trasporto. Non sprecatelo, ma utilizzatelo per migliorarvi: studiate, aggiornatevi, pianificate, crescete. Che il viaggio non sia un tempo perso ma guadagnato.

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