SkyWork, addio voli per Ginevra L’aeroporto di Agno in cerca di alternative per il rilancio

Tra le opzioni Swiss o la gestione diretta dei collegamenti

Sull’aeroporto di Agno si addensano nubi minacciose. La ripartenza del volo Lugano-Ginevra, una rotta cruciale per lo scalo ticinese, non è mai decollata. A una settimana dall’annuncio della ripresa dei collegamenti tra il Ceresio e il Lemano, infatti, la compagnia aerea che avrebbe dovuto ripristinare i voli, la bernese SkyWork Airlines, ha cessato le attività e portato i libri in Tribunale.

Una notizia che ha di nuovo scombussolato i piani dello scalo alle porte di Lugano, già messi a dura prova dal fallimento, dichiarato il 12 dicembre 2017, della Darwin Airline, la compagnia elvetica che aveva ad Agno la propria base operativa e che era stata fondata nel 2003 per far volare la clientela business ticinese.

Dopo mesi di trattative, lo scalo luganese aveva trovato in SkyWork un nuovo partner per far ripartire i collegamenti con Ginevra. L’intesa, annunciata il 23 agosto scorso, avrebbe dovuto consentire la ripresa dei voli a partire dal 28 ottobre, ma il 29 agosto un comunicato della compagnia di Berna metteva fine alle speranze di Agno. «SkyWork Airlines ha interrotto le operazioni di volo – si legge nel testo del comunicato diffuso a fine agosto – Dopo trattative fallite con un possibile partner, le condizioni economiche non vengono più garantite per continuare le operazioni. Di conseguenza, SkyWork Airlines restituisce volontariamente la licenza di esercizio all’Ufficio federale dell’aviazione civile».

Una doccia gelata per lo scalo di Agno, oltre che ovviamente per i 150 dipendenti della compagnia aerea di Berna. L’aeroporto di Lugano ha dovuto riprendere in considerazione soluzioni alternative per tentare di rimettere in pista i collegamenti con Ginevra, fondamentali per assicurare un futuro roseo allo scalo e ai suoi dipendenti, un’ottantina, ai quali si sommano le persone che lavorano nel dutyfree, nella ristorazione e negli altri servizi aeroportuali, tra cui diversi frontalieri. Attualmente lo scalo di Agno offre soltanto quattro voli al giorno da e per Zurigo, effettuati da Swiss, la compagnia di bandiera elvetica.

Trovare nuovi partner diventa dunque cruciale per Agno. Due le ipotesi in campo: riuscire a convincere la stessa Swiss a ripristinare il collegamento con Ginevra – opzione però già bocciata in passato dalla compagnia di bandiera – oppure attivare voli verso il Lemano gestiti direttamente dall’aeroporto di Lugano, con una formula in corso di studio e sulla quale vi è grande riserbo.

«Due compagnie aeree che falliscono nel giro di un anno fanno notizia – afferma Alberto Trevisan, sindacalista dell’Ocst (Organizzazione Cristiano Sociale Ticinese) che ha seguito la vicenda del fallimento di Darwin Airline – e pongono qualche interrogativo».

In particolare, afferma Trevisan, «la politica svizzera deve interrogarsi sulla legislazione elvetica in materia di fallimenti e sulle conseguenze per chi ha gestito le società che portano i libri in Tribunale». Secondo il sindacalista di Ocst, infatti, «in Svizzera è fin troppo facile fallire e non vi sono conseguenze per chi va in bancarotta». Ciò «crea problemi e diventa deleterio quando si parla di piccole società, come per esempio ristoranti o negozi, che possono fallire con grande facilità».

E a proposito di fallimenti, Trevisan fa anche il punto sul caso della Darwin. Grazie all’intervento dei fondi di garanzia occupazionali, gli arretrati dei circa 250 ex dipendenti della compagnia aerea, tra i quali numerosi frontalieri italiani e francesi, sono già stati saldati. Restano da pagare le indennità di mancato preavviso per la cessazione del rapporto di lavoro, somme che dovrebbero però arrivare grazie ai proventi della vendita all’asta di 6 aerei di Darwin, già avvenuta, e di pezzi di ricambio e altri materiali, per un totale di circa 21 milioni di franchi. Entro dicembre verrà redatta la lista dei creditori e nel prossimo anno dovrebbe avvenire la liquidazione delle spettanze degli ex dipendenti.

Più complesso appare invece, per motivi burocratici e legislativi, il recupero di quanto dovuto dagli ottanta ex piloti di Darwin che facevano base a Roma, perché dipendenti di una società italiana controllata dalla compagnia ticinese.

Marcello Dubini

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