Tutto torna in movimento

di Claudio Ramaccini

È un tempo di cambiamenti, nonostante l’estate alle porte escluda di norma inediti scenari.
Nel caso dei rapporti tra Italia e Svizzera e, di conseguenza, dei risvolti che questi hanno sul lavoro e sulla vita dei frontalieri, invece, è proprio il tempo delle novità.
Basta scorrere le pagine del nostro giornale per rendersene pienamente conto. Quattro questioni si stagliano all’orizzonte.

La prima riguarda i ristorni. Il Parlamento ticinese ha appena accolto e trasmesso al governo la proposta di trattare con Roma sulla restituzione dei soldi trattenuti dalle buste paga dei frontalieri che lavorano in Ticino. L’obiettivo è ottenere opere di pubblica utilità – strade più sicure, parcheggi, un ambiente migliore – in cambio di quel denaro.
Tante le incognite sull’esito di questa partita e sugli effetti che avrà nei Comuni italiani di confine che vivono di ristorni.

Il secondo tema è il crescendo di no alla ratifica dell’accordo italo-svizzero sulla doppia imposizione fiscale. Nella Penisola e, in particolare, nelle Regioni di frontiera, aumentano i contrari all’accordo firmato tre anni fa. In base a quell’intesa i frontalieri pagherebbero tasse uguali a chi vive e lavora in Italia, attraverso un meccanismo di prelievo “misto” tra le due nazioni.
I no alla ratifica, tra questi anche la posizione del presidente del consiglio regionale lombardo, il comasco Alessandro Fermi, sono strettamente legati alla vicenda dei ristorni. Una cosa sta con l’altra, o si escludono a vicenda…

C’è poi da registrare la fine dell’albo artigiano: il governo ticinese ha chiesto alla commissione di vigilanza sulla LIA (la legge sulle imprese artigiane) di interrompere la sua attività. L’albo è incompatibile con la legislazione federale e con le norme sul mercato interno della Svizzera. La commissione deve quindi astenersi dal chiedere le iscrizioni e i pagamenti delle relative tasse alle imprese cantonali e non.

Ultima, ma non per importanza, c’è la novità del “guadagno intermedio” esteso ai frontalieri. Si tratta di un ammortizzatore sociale in base al quale coloro che subiranno una riduzione della percentuale di lavoro nell’azienda in cui sono occupati, avranno diritto a un’indennità che colmerà in parte il salario perduto.

Tra nuvole d’incertezza e schiarite, dunque, si apre davvero un tempo di potenziali significativi cambiamenti.