Strade, parcheggi e acque pulite in cambio dei RISTORNI L’ultima proposta shock

L’idea del presidente del Consiglio di Stato Claudio Zali

Opere di utilità comune in cambio dei ristorni. Una “pazza”idea, non nuova per la verità, arrivata nei giorni scorsi da oltreconfine che sta agitando la primavera del Vco, ma anche quella delle province di Como, Lecco e Sondrio, e che getta l’ombra di una possibile crisi tra Italia e Svizzera.
Il presidente di turno del Consiglio di Stato Claudio Zali, esponente della Lega dei Ticinesi,

Claudio Zali

aveva di recente proposto ai colleghi di Bellinzona di congelare i 25 milioni di franchi derivanti delle trattenute in busta paga ai lavoratori frontalieri dei territori di confine quelli sopra citati  vincolando quei soldi all’esecuzione di servizi e infrastrutture in favore della mobilità. E lo scorso 28 maggio il Gran Consiglio, Parlamento del Canton Ticino, ha invitato il Consiglio di Stato, vale a dire il Governo, ad avviare trattative in tal senso con le autorità italiane. Nella lista, per capirci, Zali ha inserito per quanto riguarda il Verbano Cusio Ossola, la messa in sicurezza delle statali 34 del Lago Maggiore e 337 della Val Vigezzo, parcheggi in stazione nel Comasco mentre, sul versante varesino del Lago di Lugano, il risanamento delle acque a Porto Ceresio. L’idea era nata, a quanto pare, all’indomani delle ultime due tragiche frane nel Vco che hanno causato tre vittime ticinesi. Nel frattempo il dibattito, com’era lecito e doveroso aspettarsi, ha subito attecchito nel Vco, che si è diviso tra scettici e possibilisti.

I rapporti di vicinato con la Svizzera, d’altronde, non sono sempre stati tali da garantire la naturale collaborazione tra i due Stati. Per trovare un’intesa sulla navigazione sul Lago Maggiore, tanto per fare un esempio recente, sono serviti tempo e pazienza.
Giornate intere di diplomazia  così come raccontato dal nostro giornale nei numeri scorsi  per limare le differenze e raggiungere l’obiettivo di veder nascere un nuovo Consorzio.
E anche gli accordi sulla nuova fiscalità, come noto, sono oggetto ormai da lungo tempo di faticose procedure burocratiche. In questo caso, pur essendo in fase avanzata, la partita è ancora aperta, ma una volta completata, la lunga stagione dei ristorni dei frontalieri è destinata a terminare.
Il possibile congelamento, intanto, ha trovato nell’elenco degli scettici il presidente della Provincia del Vco. «Occorre prima valutare se una simile ipotesi abbia o no basi giuridiche, basi sulle quali personalmente nutro molti dubbi», ha detto Stefano Costa, numero uno dell’Ente.

A leggere con attenzione la normativa di riferimento, cioè l’articolo 2 dell’accordo italosvizzero del 1974, non ci sarebbero troppe possibilità di successo.
I ristorni, insomma, non sono un regalo. Giandomenico Albertella, sindaco di Cannobio, centro rivierasco che dista una manciata di chilometri dal confine elvetico, ha commentato con queste parole l’uscita: «La proposta del ministro leghista è comprensibile e per certi versi condivisibile, l’essenziale è che a farne le spese non siano i piccoli Comuni, le cui casse già piangono. È verso Roma, piuttosto, che dev’e s s e re indirizzata la protesta». Chi ha preso una pozione netta è Fabio Basta, esponente domese di Fratelli d’Italia, che richiama i “cugini”ticinesi, ricordando loro che a chiedere la manutenzione dei collegamenti viari sono, in primis, gli italiani.

«Che la messa in sicurezza delle strade del Vco rivesta un’importanza fondamentale non ci piove  ha spiegato Basta  I collegamenti sicuri sono una priorità, cui deve provvedere il nostro Governo. Ma i soldi dei lavoratori frontalieri non finiscono lì, bensì nelle casse dei Comuni di confine». Per lo più piccole realtà, già in sofferenza, che devono provvedere con le poche risorse a disposizione anche alle opere che riguardano, appunto, i frontalieri. Per Basta, dunque, la proposta ticinese è un vero e proprio autogol.
Per sapere chi ha ragione bisognerà ora attendere il prossimo 30 giugno. Entro quella data, infatti, la proposta lanciata da Zali  si apprende dalla stampa ticinese  dovrebbe arrivare sul tavolo del Consiglio di Stato per essere discussa e votata dai ministri, prima eventualmente di versare i ristorni all’Italia. Intanto, un secondo scenario turba il mondo dei frontalieri. Sempre la Lega ha chiesto che alle domande di rilascio, o rinnovo, dei permessi di lavoro e di domicilio, d’ora innanzi vengano allegati eventuali procedimenti penali pendenti in Italia, anche se non ancora oggetto di sentenza di primo grado.

Alessandro Garavaldi