Mesi caldi per gli edili tra rinnovo del contratto e pensionamento anticipato

In Ticino i frontalieri del settore hanno un grande peso

I lavoratori frontalieri hanno costruito il Canton Ticino. Non si tratta di un facile slogan politico, ma della pura analisi dei dati del settore edile nel Cantone di lingua italiana, in cui i pendolari del confine hanno un peso determinante.

La manodopera attiva nel 2016 in Canton Ticino nel settore edilizia e genio civile, su 8.198 occupati complessivi, contava 4.118 frontalieri, ovvero il 50,2% degli addetti aveva un permesso “G”, contro il 12,6% degli svizzeri, il 17,6% dei domiciliati, l’11,9% dei dimoranti. Frontaliere un edile su due, oltre al 5,6% con un contratto “Aimp”. Lavoratori dipendenti provenienti da uno Stato membro dell’Ue o dell’Aels (Associazione europea libero scambio, ovvero Svizzera, Liechtenstein, Norvegia e Islanda) assunti per un massimo di 90 giorni e nel 99,9% dei casi, ancora italiani.

Se parliamo della zona di Lugano, i frontalieri salgono al 58,8% e nel Mendrisiotto al 72,2%. Il livello salariale del settore rimane buono, anche per i frontalieri.

Il salario di partenza per un muratore può superare i 5.400 franchi per 13 mensilità, 40,5 ore settimanali, 5 settimane di vacanza (6 sopra i 50 anni).

Nonostante il mattone abbia tenuto meglio in Svizzera rispetto all’Italia, gli addetti sono in calo. La curva di crescita era iniziata nel 2006, ma ha esaurito la sua spinta nel 2011, con 9.461 impiegati (rispetto ai 6.452 di cinque anni prima), cifra poi calata costantemente: 9.303 nel 2012, 9.017 nel 2013, 8.660 nel 2014, 8.544 nel 2015 e 8.198 nel 2016. Gli occupati attuali rappresentano ad ogni modo un numero migliore di oltre 1.500 unità rispetto all’inizio del millennio.

Non cala invece il numero delle imprese: a parte pochi casi, si assiste solo a un ridimensionamento a livello di personale. Per quanto riguarda i contratti, fino alla fine dell’anno rimane in vigore il Cnm (Contratto nazionale mantello per l’edilizia principale). Il tavolo tra la Società svizzera degli Impresari costruttori e i sindacati è ancora in corso. Si tratta di una partita non semplice.
Nei giorni scorsi sono stati celebrati i cento anni della Società svizzera impresari costruttori Sezione Ticino, che raccoglie le maggiori 185 imprese del settore (80% della forza lavoro). Il presidente Mauro Galli ha ricordato come gli edili creino il 7% del Pil, eroghino stipendi per 400 milioni di franchi all’anno, generando un giro d’affari di circa 3 miliardi di franchi.

I prossimi, come detto, saranno mesi di grande dibattito all’interno del settore. Da una parte il sindacato e dall’altra gli impresari. Al rinnovo del Contratto nazionale mantello si aggiunge l’infuocata discussione del pensionamento anticipato a 60 anni (noto tecnicamente come Pean). Quest’ultima pare la questione più spinosa. Per coprire a pieno la pensione degli “anticipatari”, l’impresa dovrebbe fare crescere il suo contributo di almeno due punti percentuali. L’accordo per chi accetta il prepensionamento prevede inoltre un assegno pari al 70% dell’ultimo salario, ovvero superiore alla pensione che percepirebbe a 65 anni. Una bilancia in disequilibrio che imprese e sindacato stanno cercando di riallineare in un acceso confronto tra le parti.

Paolo Annoni