Fine dell’albo artigiani «La commissione sulla LIA interrompa la sua attività»

Dal Consiglio di Stato arriva un preciso altolà

Salvo clamorose sorprese, sta per essere scritta la parola fine sull’albo degli artigiani che il Ticino aveva istituito per contrastare la concorrenza italiana.

Il 23 maggio scorso, il Consiglio di Stato ha chiesto alla commissione di vigilanza sulla Lia di interrompere le proprie attività.

La commissione, con la sua ostinazione, era sostanzialmente l’ultimo combattente in armi posto a difesa di una norma cannoneggiata da Tribunali, Autorità di vigilanza e singoli imprenditori.

In qualche modo, la commissione è stata vittima di sé stessa. Dopo i molti pronunciamenti negativi, essa stessa aveva chiesto formalmente al governo di Bellinzona (il 14 maggio) di sapere «se e quali competenze avesse ancora nella gestione dell’albo artigiani».
Non solo: forse immaginando un pressing dagli esiti non scontati, aveva lanciato al Consiglio di Stato una sorta di ultimatum: in «assenza di un riscontro scritto entro il 25 maggio», viste anche «le difficoltà economiche e operative», l’organismo di controllo della Lia avrebbe «cessato le attività unitamente al segretariato e agli ispettori».

Una minaccia che non ha avuto alcun effetto. Il 23 maggio, infatti, il governo cantonale ha scritto alla commissione l’ennesima lettera in cui si ribadiva la necessità di «abrogare la Lia» e si specificava che gli obiettivi della legge «devono essere perseguiti con altri strumenti del nostro ordinamento. In questo contesto e di fronte alle difficoltà da voi segnalate, riteniamo quindi ragionevole e coerente l’ipotesi, da voi formulata, di interrompere le attività in questione».

Altro che passo indietro: da Bellinzona è arrivato il più chiaro e netto benservito. Con l’unica mitigazione legata al destino dei 9 dipendenti della commissione, i quali si troveranno senza lavoro.
Per loro il Consiglio di Stato potrebbe trovare una collocazione all’interno della struttura cantonale, anche per «rendere utile il bagaglio di esperienza maturato dagli ispettori nel quadro di un futuro rafforzamento delle autorità di sorveglianza del mercato del lavoro ticinese».

Niente più margini, quindi. L’albo degli artigiani introdotto dalla Lia è stato a più riprese giudicato «incompatibile» con la legislazione federale e con le norme sul mercato interno della Svizzera che non prevedono barriere tra Cantoni.

Anche per questo, nella lettera del 23 maggio il governo ticinese ha invitato la commissione di vigilanza ad «astenersi immediatamente dall’esigere l’iscrizione all’albo e il pagamento delle relative tasse dalle imprese extra-cantonali» e a «non forzare in alcun modo il pagamento delle tasse di iscrizione e di rinnovo da parte delle imprese cantonali».

Per l’abolizione definitiva servirà il voto del Parlamento di Bellinzona. Ma questa è un’altra partita. Ancora tutta da giocare.

Dario Campione

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