Commissione speciale. Il presidente Roberto Mura vuole il quadro della situazione

Focus sullo stato dei rapporti tra Lombardia e Svizzera

Commissione speciale regionale sui Rapporti tra Lombardia, Istituzioni europee, Confederazione Svizzera e Province autonome. Eletto al Pirellone nelle liste della Lega, ha un curriculum politico di lunghissimo corso. È stato infatti consigliere comunale, assessore, sindaco e – nella legislatura appena terminata – anche parlamentare della Repubblica (al Senato).

«Sono pavese – dice Roberto Mura rispondendo alla prima domanda sul tema frontalieri –

Roberto Mura

ho bisogno di tempo per affrontare le questioni con maggiori elementi di conoscenza. Certamente, farò tesoro delle opinioni di chi conosce bene le problematiche dei lombardi che ogni giorno attraversano il confine con il Ticino per andare a lavorare».

Nell’ufficio di presidenza della commissione speciale è affiancato dal comasco Angelo Orsenigo (Pd) e dal forzista Marco Alparone, farmacista, già sindaco di Paderno Dugnano. Con loro, e con i nuovi componenti, Mura dovrà tentare innanzitutto di rivitalizzare una commissione speciale che nella scorsa legislatura, dopo un avvio promettente, aveva sostanzialmente smesso di funzionare, riunendosi nel 2017 sotto la presidenza del lecchese Antonello Formenti soltanto 3 volte (contro le 21 del 2014).

«Ho chiesto agli uffici una relazione dettagliata per capire che cosa è stato fatto e che cosa è rimasto in sospeso – dice Mura – So che negli ultimi mesi l’attività della commissione si era affievolita. Ne ho parlato anche con la vicepresidente del consiglio regionale Francesca Brianza, che è stata la prima a presiedere la commissione speciale e che è tornata a farne parte in questa legislatura dopo essere stata in giunta con Roberto Maroni per tre anni».

Mura ha convocato il primo ufficio di presidenza lo scorso 31 maggio per impostare un piano di lavoro a medio termine.

Da un punto di vista organizzativo, il suo obiettivo è di riunire la commissione almeno ogni tre settimane. «Soprattutto per fare sintesi e per ragionare sui temi e le questioni più interessanti. Purtroppo il calendario è molto fitto e le convocazioni delle commissioni speciali sono subordinate a quelle delle commissioni ordinarie. Cercherò in ogni caso di non ripetere la negativa esperienza degli ultimi due anni».

Sul metodo, insomma, il presidente sembra avere le idee chiare. Ma sui contenuti? Sulla politica? «Intanto – spiega Mura – lo scopo della commissione è stato allargato alle istituzioni europee. Questo mi sembra un passaggio importante, perché avere uno sguardo più ampio è necessario. Basti pensare al fatto che la Svizzera regola i suoi rapporti con gli Stati aderenti all’Unione Europea attraverso accordi bilaterali».

Con la Confederazione Elvetica e con il Canton Ticino, afferma ancora il presidente della commissione speciale, «si dovrà avere un rapporto dialogante. Io penso che si possa e si debba trovare un punto di equilibrio su ogni argomento, anche su quelli più complicati».

Mura non accenna a tematiche precise, ma sottolinea il suo interesse a «conoscere gli interlocutori» come dato essenziale del modo di agire. E conferma la sua idea di politica fatta soprattutto di rapporti tra le persone. «Ho già in programma un incontro con i dirigenti della Camera di Commercio di Lugano – spiega – spero che altri possano seguire al più presto».

Negli ultimi giorni di maggio il presidente della giunta regionale, Attilio Fontana, ha fatto visita al governo di Bellinzona per ribadire i buoni rapporti tra la Lombardia e il Canton Ticino e per smussare qualche angolo polemico, soprattutto sul tema delicatissimo dei ristorni. Mura non ha partecipato al vertice ma sa che alcune questioni torneranno presto sul suo tavolo.
In realtà, l’esito della trasferta di Fontana nella città dei castelli non è stato del tutto positivo. Sulla questione dei ristorni, le risposte possibili erano peraltro poche. La Lombardia riceve dal Ticino soltanto una piccolissima parte delle rimesse fiscali, quelle che non vengono assegnate direttamente ai Comuni. Si tratta di soldi girati alle Comunità montane e da queste poi destinati soprattutto a opere pubbliche sui territori montani. Come la commissione speciale possa agire per andare incontro alle richieste del Consiglio di Stato è davvero un rebus di difficile soluzione.

«Diversamente dal Parlamento, in consiglio regionale sono molto più forti ed evidenti le sollecitazioni del territorio – dice comunque il presidente della commissione speciale – Il nostro lavoro di legislatori lombardi è diverso da quello delle Camere. Più attento a problemi concreti, un lavoro non soltanto di rimessa».

Intanto, però, il presidente del consiglio regionale, Alessandro Fermi, ha chiesto alle Camere di non approvare l’accordo del 2015 sulla nuova fiscalità dei frontalieri. Anche su questo servirà un pronunciamento della commissione. A patto che il testo dell’intesa sia finalmente reso noto.

Dario Campione