Borsa lavoro e famiglie, nel Ticino agricolo un po’ di lavoro per gli italiani

Le ridotte dimensioni delle aziende limitano le richieste

Piccoli insediamenti che puntano sulla qualità, sulla varietà e sulla differenziazione dei prodotti. È l’identikit dell’agricoltura ticinese.

Si è spesso portati a pensare che il Cantone svizzero di lingua italiana sia solo banche, industrie e fiduciarie, in realtà il Ticino ha anche una forte impronta agricola. Un campo dove trovano lavoro – in misura contenuta – anche lavoratori frontalieri. E che, come spiega Sem Genini, segretario agricolo cantonale dell’Unione Contadini Ticinesi (UCT), sta affrontando un periodo storico di difficoltà.

«I fattori che determinano questa situazione sono molteplici – dice Genini –  primo fra tutti un prezzo ai produttori troppo basso. Poi, il contesto internazionale sfavorevole, con la liberalizzazione dei mercati agrari e la conseguente concorrenza mondiale, accentuata anche dalla forza del franco svizzero, che permette di importare in Svizzera prodotti a bassissimo costo. In un Paese come il nostro, con elevati standard legislativi e alti costi di produzione, non possiamo essere competitivi con l’estero».
Va inoltre segnalato che negli ultimi 25 anni in Ticino la superficie agricola è diminuita del 16,1%, il dato più alto in Svizzera.

«Malgrado i problemi – continua Genini – il Ticino ha un territorio eccezionale e un settore agroalimentare di grande qualità e importanza. Molti giovani dispongono di una buona formazione, abbiamo un marchio di provenienza (il Marchio Ticino) in continua espansione, così come gli agriturismi. Riassumendo: gli agricoltori ticinesi tengono alla qualità dei loro prodotti, al metodo di produzione vicino alla natura e si adoperano per cercare di migliorarli ed essere innovativi. I punti forti della nostra agricoltura? Adattabilità delle aziende a nuove situazioni, vicinanza alla natura e insediamenti bilanciati (non è possibile aver un “super intensivo” e neanche un “super estensivo”). E infine, la grande varietà di prodotti: miele, latticini, formaggi, formaggi d’alpe Dop, burro, yogurt, vini, carne, salumi, cereali, pane, marmellate, verdure, frutta».

Le ridotte dimensioni delle aziende, spesso a conduzione familiare, limitano la richiesta di personale. Oltre a ciò, spesso le aziende agricole hanno già la loro manodopera estera di fiducia che ritorna di anno in anno a lavorare per un determinato periodo. Tuttavia, seppur non molto diffusa, la forza lavoro italiana non manca. «In particolare ci sono alcuni italiani che in estate lavorano come pastori e come casari sui diversi alpeggi del Cantone – spiega sempre il segretario agricolo cantonale dell’UCT – Un lavoro puntuale, non facile, in realtà spesso scomode, che richiede conoscenze e una formazione specifica importante e di qualità. Il contatto diretto con le aziende è il modo migliore per trovare lavoro, altresì interessante da consultare è la borsa del lavoro presente sul nostro sito (www.agriticino.ch/borsa). Inoltre – conclude Sem Genini – abbiamo il programma Agriviva (www.agriviva.ch): famiglie contadine di tutta la Svizzera ospitano un ragazzo/a dai 14 ai 25 anni per offrirgli un’esperienza lavorativa estiva in fattoria per un periodo dalle 2 alle 8 settimane. Il progetto offre alle famiglie contadine la possibilità di disporre di un paio di braccia in più e l’opportunità di mostrare le peculiarità del lavoro giornaliero in azienda, oltre alla vita in famiglia. Lo scopo principale è di sensibilizzare i giovani provenienti da altre realtà (ad esempio dalla città) al settore agricolo: i giovani scoprono in cosa consiste l’attività agricola, ricevendo anche una piccola paghetta, e le famiglie contadine imparano a conoscere e plasmare i consumatori di domani».

Andrea Bambace