Un voce contro “Prima i Nostri”: «Formazione e specializzazione I soldi non crescono sugli alberi»

Il realismo del consigliere federale Schneider-Ammann

Uno slogan può anche uccidere un’economia. Detto così, forse, è un po’ troppo sopra le righe, ma il senso delle parole pronunciate in Ticino alcune settimane fa dal consigliere federale Johann Schneider-Ammann è proprio questo: la politica che fa leva sulle sparate incendiarie rischia di produrre soltanto danni.

Prima nell’incontro ufficiale con il governo ticinese e poi di fronte ai militanti del suo partito (i Liberali Radicali), in una serata promossa dal Club dei Mille del Plrt a Bellinzona, Schneider-Ammann ha spiegato a chiare lettere quale sia il suo pensiero sul “primanostrismo”, vale a dire sulla politica che indica nei frontalieri il male assoluto della società ticinese.

«Rispetto la volontà popolare e politica del Ticino, ma la Costituzione è chiara: c’è una sola categoria di individui», ha detto il ministro dell’Economia di Berna. La legge, insomma, è uguale per tutti. Anche in Svizzera.

«Il tema è spinoso – ha aggiunto Schneider-Ammann – ma la mia esperienza di imprenditore mi porta a essere concreto. Ho sempre cercato un equilibrio tra collaboratori svizzeri e frontalieri, per una questione di cultura aziendale. “Prima i nostri?” Va bene come slogan, ma servono formazione e specializzazione. I soldi non crescono sugli alberi. Non basta essere svizzeri per avere un lavoro, occorre dimostrare di possedere le qualità giuste».

Ovviamente, le affermazioni di Schneider-Ammann hanno suscitato un vespaio di polemiche, soprattutto tra gli esponenti di Lega dei Ticinesi e Udc, promotori instancabili delle politiche di chiusura verso Sud.

E lo stesso presidente del Consiglio di Stato, il socialista Manuele Bertoli, ha insistito sul fatto che «si possa giungere presto a una soluzione» sul fronte dell’accordo fiscale con l’Italia, ribadendo le «difficoltà del mercato del lavoro in Ticino», tuttora sotto pressione per il numero elevato di frontalieri.

Resta un fatto: Schneider-Ammann, iniettando una massiccia dose di realismo nella convulsa politica ticinese, ha fatto capire come gli esercizi di oltranzismo verbale non servano a risolvere i problemi. Primo tra tutti, la formazione.

I frontalieri italiani immettono nel mercato del lavoro professionalità che in Ticino non esistono e che il Cantone non avrebbe mai la forza di produrre autonomamente: sia per gli investimenti necessari, sia per mancanza di strutture adeguate.

Quella battuta, «i soldi non crescono sugli alberi», avrà forse mandato di traverso la digestione a qualcuno, ma sintetizza in modo perfetto la logica di un territorio transfrontaliero in cui una parte, più ricca economicamente, sfrutta a suo vantaggio una manodopera formata nelle scuole e nelle università d’oltreconfine. Una manodopera qualificata a costo zero. Che garantisce sviluppo e competitività.

Dario Campione

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