«Non tagliate i fondi destinati alla COESIONE SOCIALE»

L’appello dei sindacati all’Europa Chiesta anche una riforma del Bilancio comunitario

Il Progetto di Unione Europea, che ha garantito a tutti sviluppo economico, giustizia sociale, democrazia e pace sta attraversando una crisi profonda, perché troppo sbilanciato sul versante fiscale ed economico, prigioniero di politiche sociali restrittive che hanno mal contrastato le difficoltà economiche e finanziarie e approfondito le differenze sociali.

L’Unione non sta più facendo crescere il livello di vita dei suoi cittadini e corre il rischio di non essere più il modello di economia sociale di mercato. Per questo, nelle scorse settimane, Cgil Cisl e Uil hanno organizzato due giorni di incontri e dibattiti a Bruxelles per rilanciare la politica di coesione sociale e territoriale dell’Unione. In termini concreti, il Bilancio UE ogni anno prevede Fondi per la Coesione Sociale che sono destinati alle regioni più arretrate per incrementarne lo sviluppo: da mesi ormai si parla di tagliare questi Fondi.

Gerardo Larghi

Per questo motivo i sindacati hanno voluto far sentire la loro voce con il Commissario Europeo alla partita, con i vertici del Comitato economico e Sociale Europeo e con i parlamentari italiani, chiedendo il rilancio della politica di coesione europea, solo tramite per costruire un’Europa federale, sociale e dei popoli. Solo così, infatti, cioè investendo,  sarà possibile affrontare le sfide che abbiamo davanti.

Tra le regioni colpite dai tagli, infatti, ci sarebbero le zone rurali, interessate da transizione industriale, e le regioni che presentano gravi e permanenti svantaggi naturali o demografici, come quelle transfrontaliere.

Durante i lavori il sindacato italiano ha anche chiesto di associare gli aiuti europei al mantenimento della occupazione e alla creazione di posti di lavoro duraturi e di prevedere linee di bilancio specifiche per la gestione comune delle frontiere; di sostenere l’Unione Europea di Difesa; la gestione dei flussi migratori e dei richiedenti asilo.

Insomma, stiamo arrivando a una svolta decisiva per l’Europa e per i suoi cittadini: il rischio è che se non si scommette sul rilancio, si finirà per subire una involuzione in termini di spazi di libertà, sicurezza e giustizia senza frontiere interne,  libera circolazione delle persone insieme, prevenzione della criminalità, mercato interno, con pesanti conseguenze per lo sviluppo dell’Europa, la crescita economica equilibrata e la stabilità dei prezzi.

Cgil, Cisl e Uil hanno anche chiesto una riforma del Bilancio comunitario e del suo regime di finanziamento. È necessario fare spazio alla capacità dell’Unione Europa di assumere prestiti (Eurobond), risorse che potrebbero essere investite in piani pluriennali per lo sviluppo, la crescita, l’inclusione e l’aumento di posti di lavoro di qualità, bilanciando non solo i mancati introiti dovuti alla Brexit, ma aumentando anche le disponibilità di bilancio.

Gerardo Larghi
Consigliere Comitato Economico e Sociale Europeo