La verità sulla disoccupazione Il Ticino cresce meno degli altri Cantoni elvetici

Il sindacato Ocst: «Il giusto dato si colloca tra 2,9 e 7%»

La verità come sempre sta nel mezzo». Chi parla così è Andrea Puglia, rappresentante dell’Organizzazione Cristiano Sociale Ticinese (Ocst). L’argomento all’ordine del giorno è rappresentato dai dati sulla disoccupazione in Canton Ticino secondo i rilevamenti effettuati dalla Segreteria di Stato dell’economia. Numeri che indicano la disoccupazione nel Cantone italiano sotto la soglia del 3%, per la precisione al 2,9%. Il tutto frutto del calo di iscritti agli uffici regionali di collocamento, passati da 143mila 930 a 130mila 413, con una diminuzione di 13mila 517 unità. Di questi, il 56% sono uomini, le restanti donne.

Ma sul fuoco dell’ottimismo – sul fronte dello stato di salute dell’economia ticinese (comunque meno “salubre” del resto della Confederazione) – soffia il sindacato Ocst. «Sono numeri fuorvianti – dice Puglia –  La percentuale di disoccupazione non è così bassa. Questo è solo il dato riferito alle persone iscritte alla disoccupazione, ma c’è tutta una serie di soggetti che non è mai stato iscritto oppure che è in fase di rientro nella disoccupazione o dalla disoccupazione. Studi in nostro possesso ricalcolano questa percentuale al 7%, ben diverso dal 2,9%».

Anche in questo caso tuttavia serve una precisazione: «Anche il 7% deve essere probabilmente rivisto al ribasso – aggiunge Puglia -Tra questi c’è infatti chi il lavoro non lo sta proprio cercando, e faccio l’esempio delle casalinghe. Per questo credo che la verità stia nel mezzo, tra il 7% e il 2,9%».

Tornando ai dati ufficiali, c’è anche da segnalare che il Canton Ticino cresce da un punto di vista lavorativo meno degli altri Cantoni. Le aziende che cercano persone da impiegare sono infatti un terzo rispetto al resto della Confederazione.

Ad oggi, la situazione ticinese si trova in linea con Zurigo (tasso di disoccupazione del 3%) mentre la situazione più critica si registra a Neuchatel (dove si supera la soglia del 5%, per la precisione al 5,3%).

La situazione migliore, al contrario, è nei Grigioni con solo un 1,4% di indice di disoccupazione. In pratica, in quel Cantone trovare un disoccupato e un’impresa titanica. Anche se a tal proposito va segnalato un problema – «ad oggi ancora minoritario», sottolinea Puglia  che riguarda proprio i Grigioni, attrattivi rispetto ad altre realtà perché permettono agli imprenditori di poter operare senza l’obbligo del minimo salariale.

Considerando tutta la Confederazione Elvetica, infine, si segnala che sono il 10% le aziende che stanno cercando personale, contro il già annunciato 3% del Ticino.

Insomma, la chiosa è che la disoccupazione in tutto il Cantone italiano della Svizzera continua a calare, con riduzioni di volta in volta comprese tra lo 0,6 e lo 0,5%, anche se secondo i sindacati – analizzando meglio i numeri – non si può certo parlare di un boom di lavoro. «Ben sapendo tuttavia che la situazione è migliore, e di molto, rispetto a quella che c’è in Italia», conclude Andrea Puglia.

Un lavoro che non esplode, che cresce di un terzo rispetto ad altre realtà rossocrociate, ma tuttavia ancora ben presente e in salute all’interno dei confini del Cantone Ticino.

Anche perché la permanenza nelle liste di disoccupazione, sempre secondo i dati forniti dalla Segreteria di Stato, nel 62% dei casi ha una durata da uno a sei mesi, mentre solo il 29% supera l’anno di attesa.

Mauro Peverelli

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