La metafora del Franco

di Claudio Ramaccini

Il franco che oscilla, sale alle stelle fino a essere scambiato a 0,98 con un euro per poi deprezzarsi, tanto che occorrono 1,20 centesimi come corrispettivo della moneta unica, è una metafora interessante del rapporto tra Italia e Svizzera, tra regioni di confine e Canton Ticino.

Non c’è infatti soltanto la doppia questione, concreta e dagli immediati risvolti economici e finanziari, dei salari e dell’export. I primi d’interesse primario per i lavoratori frontalieri che, in alcuni casi, non hanno avuto un riadeguamento della paga dopo le riduzioni subite dai datori di lavoro ai tempi del superfranco. L’export, invece, interessa proprio alle aziende svizzere e ticinesi che vedono volare i propri prodotti sui mercati stranieri, data la nuova maggiore convenienza degli acquisti, complice la divisa indebolita.

Non ci sono però solo questi due temi, dicevamo, a tener banco nella vicenda del franco. C’è, nelle sue oscillazioni che impongono cambiamenti di scenari, la metafora di un complessivo rapporto tra popoli vicini che si affacciano alla frontiera.

Ci spieghiamo. C’è l’influenza diretta sulla vita, ancora più d’impatto di quanto lo sia tra gente di nazioni fisicamente lontane. È un’incidenza quotidiana, che riguarda le azioni comuni e diffuse. Fare la spesa in Italia, ai cittadini ticinesi in questo momento costa di più. Conviene, ma un po’ meno. Allo stesso modo, fare benzina in Svizzera è ora più attrattivo per gli italiani. Sono soltanto due semplici esempi tra i tanti possibili.

Questo, alla fin fine, ci riporta all’esigenza di una consapevolezza. E, precisamente, che non esiste una vita a compartimenti stagni, rigidamente separati, all’insegna delle chiusure e delle divisioni. Chi lavora solo di qui e chi lavora solo di lì è l’aspirazione di chi insegue una gretta utopia che non tiene conto della realtà. La metafora del franco spiega proprio questo, che la globalizzazione è di casa per tutti, anche se non la desideriamo e anche la “proto-globalizzazione”, quella di sempre, delle valute, lo ribadisce.

Quindi niente velleitarie discriminazioni è la lezione che ne deriva. Più collaborazione, più condivisioni, nel rispetto di regole eque e uguali per tutti. Come si sforza di spiegare, numero, dopo numero, il nostro giornale.

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