Il Ticino è anche “terra”

La manodopera frontaliera sorpresa del settore agricolo Alcuni italiani di confine sono attirati questo ambito

La Svizzera non è solamente terra di banche, finanziarie, orologiai e industrie. È anche “terra”. Nel senso più proprio del termine: terra da seminare e coltivare, da far fruttare grazie all’agricoltura e all’allevamento.

Si pensi, molto semplicemente, al latte necessario per realizzare i famosi formaggi o cioccolati svizzeri.

Ma anche i vini prodotti oltreconfine stanno incassando apprezzamenti e riconoscimenti.

Il settore agricolo ticinese è vivo e, quindi, può rappresentare uno sbocco per la manodopera frontaliera. Aveva fatto parlare, tre anni fa, la pubblicazione del progetto di integrazione rifugiati politici, tramite il quale si offriva lavoro ben retribuito (2.300 franchi per il primo mese) a migranti disposti a inserirsi nel mondo dell’agricoltura.

Un esperimento poi concluso, ma del quale si è continuato a parlare anche ben oltre la scadenza. Al punto che su Agriticino, il portale dell’Unione Contadini Ticinesi, alla voce “borsa lavoro” viene specificato a lettere rosse che “il progetto di integrazione di rifugiati politici in agricoltura risaliva al 20 maggio 2015 ed è stato concluso”.

Sempre nella stessa pagina, viene riportato un lungo elenco di annunci di ricerca di lavoro, che indica come il settore agricolo possa diventare uno sbocco anche per i lavoratori di altri Paesi. Gli italiani che cercano lavoro oltreconfine sono numerosi.

Luigi, ad esempio, vuole cambiare vita: ha 47 anni e lavora all’aeroporto di Roma. Ma è disposto a spostarsi perché, dice, «Mi è sempre piaciuto fare il lavoro dell’agricoltore».

Poi c’è Giuseppe da Milano, perito elettrotecnico ma «nato e vissuto in un’azienda agricola». Appassionato di agricoltura, Giuseppe si candida a lavorare sia la terra, sia sui macchinari.

Giovanni invece è un giovane veterinario italiano e cerca lavoro in Svizzera. Uomini, ma non solo: Silvia (numero di telefono italiano) ha 34 anni e cerca lavoro in un alpeggio nel settore caseario.  Silvano poi è un apicoltore di Luino e si propone in tutta la Svizzera.

Tanti annunci di ricerca di lavoro, perlopiù italiani, qualche offerta: a Biasca, ad esempio, un allevamento di capre cerca un operaio per mungitura a mano e altri lavori in azienda agricola.

Nel Luganese un viticoltore offre un lavoro da aprile a luglio: mansioni manuali in vigna, zona Malcantone, contratto determinato di tipo agricolo.

In Valle Maggia un produttore cerca operai e operaie per l’alpeggio 2018: aiuto casaro, pastore per capre e operaio addetto al fieno. Periodo, da giugno a settembre.

Alcuni italiani guardano al settore agricolo del Ticino ancor prima della laurea: è il caso di Noemi, studentessa della provincia del Verbano Cusio Ossola. «Sono prossima alla laurea in Produzioni animali – scrive – mi occupo di benessere e nutrizione animale; ho lavorato in vari allevamenti di bovini e caprini e in ambulatori veterinari. Sono disponibile da subito per qualunque lavoro in ambito agricolo».

Chi scrive dalle province di confine, chi invece cerca lavoro nei campi svizzeri addirittura dalla provincia di Vicenza.

Basta dare un’occhiata alla borsa lavoro on line dell’Unione Contadina Ticinesi per capire come gli italiani di confine stiano cercando lavoro, sempre più frequentemente, in un settore molto tradizionale.

Forse i classici settori che assorbono i frontalieri – industria e commercio – iniziano a essere saturi. In alcuni casi a spingere i candidati verso l’agricoltura è la mancanza di lavoro. In altri annunci, invece, si legge una chiara vocazione – personale o professionale –  verso il settore primario.

Andrea Bambace