La tavoletta di cioccolato in “agguato” sugli scaffali Pregi e difetti della tentazione

Delizia per la vista e la gola, calvario per il girovita

I frontalieri non hanno tante tentazioni (intendiamo come categoria, non possiamo sapere nel “personale”), ma una quasi quotidianamente non manca. Le tavolette di cioccolato. Ogni volta che si va a pagare la benzina in uno “store” svizzero è letteralmente un tripudio.

Che poi ci sono uguali anche nei supermercati italiani, magari anche a prezzo più vantaggioso. Ma diciamolo, sarà un retaggio giovanile di quando si andava in Svizzera per prendere il cioccolato e i dadi per il brodo, sarà la disposizione, sarà il mito, ma il tragitto tra l’ingresso e la cassa dei minimarket sono una delizia per la vista e la gola e un calvario per il girovita.

Allora è venuto il momento di affrontare di petto il problema. Il cioccolato fa bene o male? Non si può ovviamente semplificare. Certo, il cacao contiene sostanze benefiche. I nomi sono: polifenoli, catechine, flavonoidi, ma poco ci interessa.

Ci importa molto invece quello che fanno: riducono la pressione arteriosa in chi l’ha alta, riducono l’aggregazione piastrinica, che è alla base delle trombosi (tradotto: infarto, ictus, ischemie), rinforzano il sistema immunitario, contrastano l’ossidazione del colesterolo cosiddetto cattivo o LDL, e secondo alcuni migliorerebbero indirettamente anche le facoltà cognitive. Tutto perfetto quindi? Attenzione.

Non dobbiamo dimenticare che i costituenti buoni del cacao, quelli scritti prima per intenderci, sono sì presenti nel cioccolato che occhieggia sugli scaffali, ma sono annegati letteralmente nel burro e nello zucchero: dannosi, supercalorici e devastanti. In altre parole, per una bilancia che pende moderatamente dal lato favorevole, vi è un braccio della stessa che minaccia pesantemente il nostro fisico, già malmesso dal fatto stesso di essere frontalieri (leggi sedentarietà, stress, cattive abitudini e via elencando). Allora, questo cioccolato, lo mangiamo oppure no?

Sì, se siete capaci di gustarne un cioccolatino o un cubetto di tavoletta tre volte alla settimana. Sapete che il cioccolato dà dipendenza? Contiene anandamide, una componente simile ai cannabinoidi, sì, quelli della cannabis. Questi componenti danno un immediato senso di benessere associato a una lieve eccitazione. Il meccanismo è neurologico e ben noto da tempo: vengono stimolati i circuiti cerebrali delle ricompensa e del piacere, con rischi di dipendenza non diversi da quelli del gambling (gioco d’azzardo) e dello shopping.  Quindi con il cioccolato non si può esagerare. Anche con quello ultra-dark? Per intenderci quello 100%, sì esatto quello amaro al limite dell’immangiabile. Sì, perché anche per realizzare questo serve burro di cacao. Comunque meglio cioccolato fondente, almeno al 70% di cacao, compromesso accettabile tra gusto e contenuto di flavonoidi. Quantità? Già detto: 3 cioccolatini o 3 cubetti di mattonella la settimana. Ma dai… impossibile, troppo poco. Allora meglio non entrare nei mini-market. Beh, dai, se proprio trasgredite, andare a correre. Sì, nel vero senso: 10mila passi al giorno, scale rigorosamente a piedi e poi palestra. In fondo non esiste peccato che non possa essere perdonato. Ma con adeguata penitenza.

Mario Guidotti

Primario Neurologia Ospedale Valduce

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here