Polizia cantonale, più controlli sui lavoratori stranieri  Furti e rapine in diminuzione

Ma aumentano gli assalti nelle zone di confine

Con buona pace di chi vorrebbe alzare muri e sogna rapporti asettici tra zone di confine, come quelle tra l’Italia e la Svizzera, arrivano i dati della Polizia cantonale a certificare come le contaminazioni, anche quelle negative, siano inevitabili. E così si scopre, se mai ci fosse il bisogno, che in materia di malavita, l’essere o meno aree a ridosso del confine fa la differenza.

Nei giorni scorsi la Polizia cantonale ha presentato a Bellinzona il bilancio di un anno di attività, il 2017. Le cifre parlano chiaro, e non soltanto sul fronte della criminalità. Prima di furti e rapine, infatti, è stato affrontato il tema del lavoro, sempre rovente nei rapporti tra Svizzera e Italia.

I controlli sulla manodopera straniera hanno registrato un’impennata. Lo scorso anno le verifiche sui frontalieri e sugli addetti delle imprese artigiane lombarde che oltrepassano il confine per lavorare nel vicino Cantone sono infatti aumentate del 32% rispetto al 2016.

In tutto, i controlli effettuati sui luoghi di lavoro nel corso del 2017 sono stati 852, con una media di 16 interventi ispettivi a settimana e un totale di 3.191 lavoratori esaminati (+16%), dei quali 136 non sono risultati in regola. I datori di lavoro denunciati sono stati 35.

Dall’economia alla criminalità. Nel complesso il bilancio per il Ticino è positivo, visto che i reati risultano in calo su tutti i fronti. Ma nelle aree più prossime al confine con l’Italia furti e rapine sono invece in aumento.

Secondo i dati della Polizia cantonale, nell’intero Ticino gli atti contro le persone (omicidi, lesioni e altro) sono stati 1.005 nel 2017, con una flessione dell’8% rispetto al 2016. Furti, truffe e altri reati ai danni del patrimonio sono stati 8.479 (-18%). In calo anche ingiurie, calunnie e altri reati contro l’onore e la sfera personale dei cittadini: le denunce sono state 773, in flessione dell’11%. Nel 2017 sono inoltre stati 2.130 (-19%) i reati contro la libertà personale (per esempio le violazioni di domicilio) e 178 i casi di violenze e abusi sessuali, risultati in diminuzione del 15%, sempre rispetto al 2016.

Se però si vanno a vedere i numeri relativi alle singole aree del Ticino, si scopre che, a fronte di un calo generalizzato, nelle zone a ridosso del confine determinati reati hanno invece registrato un vero e proprio boom, a riprova del fatto che spesso i malviventi partono proprio dall’Italia per commettere reati in Ticino.

È il caso dei furti con scasso, che nel Locarnese sono aumentati del 17% mentre sono diminuiti altrove, con flessioni fino all’89% nella zona di Blenio, nella parte nord del Cantone. I furti sono tuttavia risultati in calo anche nel Mendrisiotto (-37%) e nel Luganese (-46%), pur essendo zone vicine al confine.

Per quanto riguarda le rapine, la riduzione avvenuta complessivamente nel Cantone (-11%) deve fare i conti con una recrudescenza degli assalti messi a segno questa volta tra Chiasso e Mendrisio (+87%).

Come è stato specificato in seguito dalla Polizia cantonale, nel 2017 le rapine sull’intero territorio ticinese sono state 49 (nel 18% dei casi commesse a mano armata), 5 in meno rispetto al 2016 (-11%). E in due casi su tre i responsabili sono stati individuati. In particolare, sono diminuiti in maniera significativa gli assalti alle gioiellerie (un solo tentativo e tre colpi sventati dalla polizia quando ancora erano in fase preparatoria), ma si sono moltiplicati quelli ai danni delle stazioni di servizio, che sono stati in tutto ben 17. «Il settore di Chiasso – si legge nel comunicato stampa della Polizia cantonale – resta il più colpito da quest’ultimo fenomeno».

Anche in tema di furti, come detto, il Ticino – eccezioni a parte – assiste a un calo generalizzato per il quinto anno consecutivo. Nel complesso – esclusi quelli di veicoli – sono stati 3.626, con una flessione del 17%. La riduzione è ancora più accentuata se si considerano quelli con scasso (-29%); in particolare, i furti con scasso ai danni di abitazioni sono stati 598 rispetto ai 941 del 2016 (-36%). In questi ultimi casi a colpire sono spesso «bande di nomadi giunte dall’Italia e dalla Francia», come spiega la Polizia cantonale. È inoltre in atto un mutamento di strategia: «Gli autori dei furti non fanno più i pendolari, ma soggiornano in case di vacanza o presso residenti per diversi giorni consecutivi, per poter commettere furti in serie senza passare quotidianamente dal confine, riducendo così gli spostamenti e il rischio dei controlli alla frontiera».

Marcello Dubini

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