Non c’è bisogno di “aiutino” Spesso non siamo stanchi ma soltanto stufi

Al medico chiediamo diagnosi invece di integratori

«Dottore, faccio un lavoro di schifo, mi sveglio prestissimo al mattino, dormo poco e male, sto tanto in treno o in auto per andare a lavorare, prendo freddo in inverno e caldo in estate, mi darebbe un aiutino? Che so, un integratore, delle vitamine, qualcosa che mi dia energia?»

«Mi faccia indovinare, è forse un lavoratore frontaliere?» . Potrebbe essere un dialogo quotidiano in un ambulatorio medico. Stanchezza, energie fisiche e psichiche allo stremo, cattivo equilibrio mentale, senso di non farcela più. Da qui nasce la ricerca del cosiddetto “aiutino” farmacologico. Un tempo si chiamavano ricostituenti, vitamine. Erano dei beveroni o delle fiale coloratissime che apparivano disgustose al gusto e dolorosissime ai glutei. Utilità: zero virgola. Ora si chiamano integratori. Bustine metallizzate, confezioni ammiccanti, pilloloni pluricolorati. Nessun disgusto, nessun dolore alle natiche. Ma servono? Sì, molto, al farmacista però. Vediamo di capire. Innanzitutto parliamo di adulti tra i 20 e i 50 anni. Esageriamo e arriviamo a 60, ma non di più. È gente che, salvo eccezioni singole, gode di buona salute, mangia in maniera corretta e medio-abbondante. Che sostanze dovrebbero mancare quindi? Che carenze metaboliche dovrebbero avere i soggetti che si sentono costantemente stanchi e vivono una condizione di fatica cronica? Un organismo sano assorbe tranquillamente dalla dieta le sostanze di cui ha bisogno. Ripetiamo, se non ci sono condizioni patologiche specifiche. Note o da scoprire. Non è aggiungendo sostanze che il fisico migliora. Il nostro corpo oltre la misura di oligoelementi di cui ha bisogno non sa che farsene. Non è che per esempio assumendo più ferro o più zinco o più vitamine aumentiamo la nostra forza, tipo braccio di ferro. E allora perché siamo sempre stanchi? Primo, forse siamo solamente stufi. Di una vita ripetitiva, con pochi stimoli, con poche pulsioni. Insomma con poca passione.  Secondo, rispettate i vostri ritmi biologici, che vuol dire dormite e mangiate correttamente, non intossicate il vostro fisico (leggi: sigarette, alcol, abbuffate di cibo, droghe), abbiate insomma rispetto di voi stessi. Se al netto di tutto questo non state ancora bene, parlatene con il vostro medico. Ma non per chiedere un “aiutino”, bensì per fare una diagnosi circostanziata. Non partite dalla terapia (presunta) tipo appunto “mi dia un integratore” ma dalla diagnosi, se mai ce n’è una. Gli integratori, o le vitamine, servono a chi ha una carenza specifica, o  al più in circostante particolari, come la gravidanza o l’età avanzata (ma molto, visto l’ottimo modo di invecchiare che generalmente ci è donato da uno o due decenni). E invece caramelle e cioccolata possono servire per “tenersi su”? Non vietate, ma in misura contenuta. Quante? Una caramella  e non più di due-tre quadratini di cioccolata al giorno. Se fondente, meglio.

Mario Guidotti

Primario Neurologia

Ospedale Valduce

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