Il neo-governatore Fontana mette in agenda i problemi dei frontalieri

E il neosenatore Alfieri: «Blindare i ristorni»

Tra i suoi impegni durante la campagna elettorale, che lo avrebbe poi portato alla presidenza della Regione Lombardia, anche alcuni passaggi oltreconfine. Segno di un’attenzione ai rapporti transfrontalieri che Attilio Fontana ha sempre coltivato nel suo percorso politico. «Beh, per chi come me ha sempre guardato con interesse alla vicende elvetiche e, oltretutto, svolge attività politica su un territorio strettamente interrelato con quello ticinese credo sia fondamentale mantenere rapporti fecondi con il mondo istituzionale d’oltreconfine» spiega Fontana.

Sguardo che si allarga

Un attimo di riflessione ed ecco che Fontana aggiunge subito: «65mila frontalieri che quotidianamente portano il loro contributo all’economia svizzero-italiana sono un elemento chiave, cui guardare con attenzione nella definizione delle politiche attive sui versanti sia del mercato del lavoro, sia del welfare a 360 gradi» dice allargando lo sguardo, dalla vetrata del suo ufficio del Pirellone, verso un territorio che s’estende fino ai laghi prealpini cui fanno da corona splendide montagne, con il passo del San Gottardo sullo sfondo quale linea di contatto col mondo germanico. «È uno dei paesaggi più belli al mondo: come può un confine interrompere il flusso di relazioni culturali, sociali ed economiche, cosa che naturalmente non può avvenire? Certo, il nostro compito è fare in modo che questo fluire di rapporti possa svolgersi nel modo più proficuo possibile per tutti, al di qua e al di là della frontiera. Ci sono stati e ci sono tuttora, inutile negarlo, ostacoli contingenti. Gli elementi di positività però superano di gran lunga quelli di difficoltà. Tocca a noi valorizzare al meglio le opportunità sinergiche che offre la nostra area transfrontaliera. Qui, soltanto per fare qualche esempio di comunanza, l’imprenditorialità e la capacità di creare aziende di rilievo internazionale sono un elemento ampiamente diffuso e qui, senza vincoli di frontiera, donne e uomini hanno saputo e sanno ancor oggi costruire realtà economiche, oltre che culturali e artistiche, ad alto profilo».

Da sinistra, Roberto Maroni e il suo successore, Attilio Fontana, che conferma la Commissione per i rapporti con la Svizzera Italiana

La Commissione Lombardia-Svizzera

Ecco perché, appena avviata l’attività della sua giunta, Attilio Fontana ci dice, senza indugio, che la Commissione per i rapporti con la Svizzera Italiana sarà ancora, in questo mandato, uno dei punti saldi della vita politica regionale: «La sua costituzione è stata un’ottima intuizione del mio predecessore, Roberto Maroni. Voglio che si prosegua sull’indirizzo da lui indicato e che l’attività di questa Commissione Lombardia Svizzera risulti sempre più proficua».

Fisco e ristorni

Alessandro Alfieri

Che occorra un ulteriore salto di qualità nelle relazioni transfrontaliere è un atteggiamento condiviso, su un fronte politico diverso, anche dal neosenatore varesino del Pd Alessandro Alfieri, lui stesso cresciuto a due passi dal confine. «Il confronto Italia-Svizzera avviato negli ultimi anni è utile sia per la trasparenza del settore bancario, sia per il recupero dei capitali esportati illegalmente. Il rischio però, anche perché la trattativa è gestita con regole fatte a Roma e Berna e quindi lontano dal cuore del problema, è quello di penalizzare i frontalieri, per esempio sul Tfr. Così, sull’accordo fiscale come Pd abbiamo detto stop: fermiamoci e cerchiamo di ragionare insieme su gradualità e temi legati alle famiglie con figli. Alla luce della mia esperienza, quella professionale come diplomatico e quella politica a stretto contatto col territorio, sono a disposizione per trovare soluzioni adeguate» sottolinea Alfieri, che ha alle spalle anche quattro anni al ministero degli Affari Esteri a seguito di un concorso vinto per entrare in Diplomazia, prima di dedicarsi alla politica. Alfieri, però, non trascura di evidenziare un altro tema caldo nelle relazioni italo elvetiche di confine: «Certo, è indispensabile tutelare, direi anzi “blindare”, il sistema dei ristorni. Un modello che funziona non può essere gettato al vento. Necessita magari di qualche aggiustamento, ma è indispensabile garantire ai Comuni italiani di confine lo stesso flusso di risorse con cui hanno finora potuto operare e gestire servizi adeguati ai loro cittadini, ad alta percentuale di lavoratori frontalieri».

Pedemontana fino al confine

Per ultimo passaggio, non di certo meno importante, si ritorna in Regione Lombardia, dove il presidente Fontana ha uno sguardo necessariamente attento anche allo sviluppo infrastrutturale: «Dopo la ferrovia, con l’avviamento della linea da Varese verso Mendrisio e Como, sulla fascia di confine guardiamo pure alle infrastrutture viarie. Anche in questo caso non posso che confermare la volontà espressa da Roberto Maroni di completare la Pedemontana in tutte le sue tratte, compresa quella che da Varese porta alla dogana di Gaggiolo e quindi a Stabio».

Antonio Franzi

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