I neoeletti di confine dicono come manterranno gli impegni per i frontalieri

Carrellata di pareri tra parlamentari e consiglieri

In Svizzera lavorano sessantamila lombardi. Sessantamila cittadini sono una piccola città. E al tempo stesso, anche un capiente serbatoio di voti. È naturale, quindi, che le tematiche del frontalierato entrino a pieno titolo nelle campagne elettorali. È accaduto nell’ultima tornata, sia per le regionali che per le politiche.

Ora, a urne chiuse, per i neoeletti è tempo di iniziare a lavorare – anche – per i frontalieri.

Nicola Molteni – Lega, deputato al 3° mandato

«L’accordo fiscale in itinere è una sciagura su tutti i fronti: sia sul fronte della tassazione dei frontalieri, che rischiano una stangata clamorosa, e l’hanno riconosciuto alla fine anche i

Nicola Molteni

sindacati, sia sul fronte dei ristorni verso i Comuni di frontiera. Quell’accordo è stato tecnicamente parafato, termine burocratico che indica una prima approvazione, ma dev’essere ratificato dal Parlamento. Io non voterò mai e poi mai una simile sciagura per i frontalieri. Sono 25mila a Como, oltre 60mila in tutta la Lombardia: un patrimonio da difendere e tutelare, utilizzato invece come merce di scambio politico dal governo Renzi, che ha sacrificato il capitale umano per chiari interessi finanziari. Se dovessimo governare, cambieremmo assolutamente i termini di questo accordo. Così com’è, è un danno sia per i lavoratori, sia per i Comuni».

Fabrizio Turba-Lega, sottosegretario Regione Lombardia

«Bisogna innanzitutto monitorare l’accordo tra Roma e Berna. La bozza, così com’è stata

Fabrizio Turba

spesa, è penalizzante per i frontalieri. I ristorni, risorse fondamentali per i Comuni di confine, non devono poi essere gestiti da Roma: si sa, quando il denaro fa un giro troppo lungo, rischia di arrivare tardi o di perdersi per strada. Per quanto riguarda i rapporti con gli svizzeri, bisogna ricordare che la nostra manodopera che passa il confine, sia essa artigiana o dipendente, è altamente specializzata. Sono figure che la Svizzera richiede. In altri casi, invece, si tratta di aziende italiane che hanno traslocato in Ticino a causa delle condizioni economiche e fiscali italiane insostenibili. E su questo punto è il caso di riflettere».

Angelo Orsenigo – Pd, primo mandato in consiglio regionale

Angelo Orsenigo

«Negli ultimi anni la Lombardia è stata timida nel difendere i frontalieri e subalterna alle posizioni di Lega dei Ticinesi e Udc, oltre che superficiale nel trattare le questioni del frontalierato. Il Pd, in Regione e in Parlamento, ha invece contestato ferocemente i provvedimenti che in Ticino discriminano lavoratori e imprese italiani. Dobbiamo ristabilire i rapporti paritetici con il Canton Ticino: noi mandiamo in Svizzera risorse e professionalità importanti e questo deve essere riconosciuto. Così com’è giusto che i Comuni di frontiera ricevano i ristorni, risorse fondamentali per il territorio».

Samuele Astuti – Pd, primo mandato in consiglio regionale

Samuele Astuti

«Troppo spesso i frontalieri vengono identificati come “ristorni”. Soldi. Una contropartita da utilizzare per dialogare con la Svizzera o, peggio, un oggetto di contrattazione politica.

Invece non dobbiamo mai dimenticare che i frontalieri sono innanzitutto persone, lavoratori, che vanno tutelati e rappresentati. Sono due, a mio parere, i temi legati al frontalierato da affrontare con priorità: il primo è la revisione della fiscalità, dell’imposizione, argomento che va trattato con la massima cautela. Il secondo è la mobilità transfrontaliera, tema complesso, ma fondamentale per la qualità della vita delle nostre zone. Sono sindaco di Malnate, abbiamo circa 1.500 concittadini frontalieri e so bene quanto questo argomento sia importante. Argomento sul quale Regione Lombardia può giocare un ruolo decisivo».

Andrea Bambace