I frontalieri “a rovescio” La spesa grande in Italia costa fino al 70% in meno

Ecco quanto convengono ai ticinesi i nostri supermercati

Zucchero, caffè, dadi, la mitica cioccolata. Per un lungo periodo, per migliaia di italiani residenti nella fascia di frontiera la Svizzera era anche questo: la spesa oltreconfine per fare incetta di articoli più convenienti o semplicemente considerati più prestigiosi per tradizione.

Una sosta nei negozi elvetici era quasi irrinunciabile dopo l’immancabile pieno di benzina.

Il franco forte, ma non solo, negli ultimi anni ha contribuito a far tramontare il mito dei “pendolari della spesa”, diminuiti sensibilmente e soprattutto sempre meno attratti dai prodotti alimentari oltreconfine.

Addirittura, per molti versi la situazione sembra essersi persino capovolta, con una colonna di svizzeri che fa il viaggio inverso e varca la frontiera per riempire il carrello della spesa nei supermercati italiani.

La differenza di prezzo, da una parte all’altra del confine si fa sentire. Non per tutti i generi alimentari, naturalmente. E con un’incidenza che cambia notevolmente da un prodotto all’altro.

Nel complesso però, se si parla della cosiddetta “spesa grossa”, quella fatta per riempire la dispensa e fare scorta, il conto totale in Italia e in Svizzera può arrivare a variare in modo significativo. E l’ago della bilancia pende chiaramente dalla parte della Penisola.

Risparmiare sulla spesa, è giusto dirlo, può rivelarsi un’impresa non da poco. Perché districarsi in un mare di sconti, offerte, promozioni e sottocosto e riuscire davvero a comprare ogni singolo articolo al miglior prezzo è quasi un lavoro che richiederebbe un’analisi continua delle diverse offerte in più supermercati e catene e poi una spesa a tappe, in modo da acquistare in ciascun negozio solo quello che è davvero più conveniente.

Al netto della ricerca del risparmio ad ogni costo, in questo particolare momento storico, a conti fatti balza all’occhio una complessiva convenienza dei supermercati italiani rispetto a quelli svizzeri.

Che si paghi il conto finale in euro o in franchi, la spesa alimentare risulta in generale più vantaggiosa se fatta nella Penisola.

Senza la pretesa di avere il rigore del paniere dell’Istat, abbiamo provato a riempire un carrello con 25 prodotti di uso comune: dalla frutta al latte, dalla pasta alla carne, dallo yogurt alle uova. Per 18 di questi, le cui differenze di prezzo sono più significative, abbiamo stilato la tabella pubblicata nella pagina a fianco.

Senza la pretesa del rigore scientifico, anche perché non è così scontato trovare lo stesso identico prodotto da una parte all’altra del confine, abbiamo effettivamente riscontrato che la spesa in Italia conviene.

Per tutti o quasi i generi alimentari, il prezzo di vendita in un supermercato di Como e dintorni è più basso rispetto a quello proposto a pochi chilometri di distanza, in Svizzera. E ci sono anche differenze che vanno ben oltre l’ordine dei centesimi.

Un caso su tutti, probabilmente quello più eclatante, è la carne. Nella Confederazione può arrivare a costare oltre il doppio rispetto all’Italia. Anche in questo caso, è bene ribadirlo, nessuna pretesa di scientificità: le variabili, quando si parla di prodotti alimentari e di carne o pesce in particolare sono molteplici. Ed è tutt’altro che semplice identificare due prodotti che abbiano davvero le stesse caratteristiche e permettano dunque un confronto alla pari. Ma la differenza è tale da sancire senza dubbio la convenienza di alcuni prodotti dalla parte italiana.

Curiosità, trattandosi della spesa sotto Pasqua, per una delle più tradizionali colombe di marca il prezzo passa dai 12.30 euro in Svizzera ai 7.69 nel Comasco.

A conti fatti, una spesa importante, che comprenda anche una scorta di pesce e carne di vario genere – manzo, pollo e maiale – può arrivare a costare oltre il 70% in più in Svizzera rispetto all’Italia.

Un fenomeno ormai da tempo notato e raccontato anche dagli stessi media della Confederazione Elvetica, che non hanno mancato di evidenziare le nuove abitudini degli svizzeri e di ragionare sugli effetti concreti, nel quotidiano, delle politiche monetarie o più semplicemente di quelle commerciali.

La spesa alimentare è una necessità per tutti e molti, anche quando si tratta di riempire la dispensa, devono preoccuparsi di tenere sotto controllo lo scontrino.

Ben venga dunque anche il supermercato italiano, quando il conto finale cambia fino al 50%  e oltre. Una differenza tale da giustificare le code di auto con targa svizzera che viaggiano nella zona di confine, in direzione Como, per poi fare il percorso inverso con il baule della macchina carico di sacchetti della spesa.

Con buona pace delle foto storiche con le code interminabili degli italiani diretti in Svizzera per fare il pieno e per fare incetta di dadi, caffè, zucchero e cioccolata.

Anna Campaniello

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