Quei controlli specifici che il lavoratore FRONTALIERE deve svolgere periodicamente

I piccoli “rischi professionali”tipici di questa attività

Essere frontaliere è in sé un rischio professionale? Espone cioè a pericoli, per esempio di natura sanitaria e quindi prevede controlli specifici? Un pochino sì. Orari particolari, abitudini specifiche possono esporre e a rischi di ammalarsi a prescindere dal lavoro che poi uno in effetti svolge. Abbiamo già scritto che la sveglia, i viaggi, i ritmi, i tempi (anche di alimentazione) possono esporre, chi ha un comportamento ripetitivo in tal senso, a disturbi specifici. Che controlli fare allora? Premesso che ciascun lavoratore deve fare i controlli propri della categoria professionale cui appartiene, facciamo per esempio gli operatori sanitari piuttosto che chi lavora in ambienti a rischio tossico chimico, chi invece ha i bioritmi del frontaliere deve provarsi regolarmente la pressione arteriosa. Non in maniera ossessiva, ovviamente. Ma per esempio una volta la settimana in tre momenti diversi. Mattino, pomeriggio e sera. La scriva su un foglio e dopo tre mesi di rilevazione fa vedere i risultati al proprio medico di famiglia. Altra cosa facile facile: pesatevi. Anche qui senza atteggiamenti da maniaci, basta una volta alla settimana per tre mesi. Quando nella giornata? Al mattino presto. Ancora, avete ciclicamente mal di testa o mal di pancia? Scrivetelo su un foglio per tre mesi e poi verificate se c’è una cadenza, magari legata a un comportamento. Esagerate: fate un quaderno sanitario dove scrivete questi semplici parametri. Che barba!Non siamo malati. Certo che no, ma in fondo si tratta di avere cura di se stessi, del proprio corpo. Semplici rilievi, misurazioni di variazioni che se prese finché sono leggere possono essere facilmente correggibili . Alludiamo in particolare alla pressione arteriosa e al peso. “Dottore, ma come faccio a perdere venti chili di peso in eccesso?” Appunto, se magari se ne accorgeva quando erano due o quattro era un po’più semplice. Altri controlli? Beh quelli del sangue sono utili. Dipende ovviamente dall’età di ciascuno. Nel senso che dopo i quarant’anni per esempio vi sono controlli specifici da fare indipendentemente dal tipo di lavoro che uno svolge. Ma gli esami del sangue relativi al metabolismo sono i primi che ciascun frontaliere deve considerare. Glicemia, emoglobina glicata (è un indicatore del metabolismo del glucosio nel tempo), transaminasi, emocromo, trigliceridi e colesterolo vanno fatti almeno due volte all’anno. Soprattutto per chi ha cattive abitudini alimentari. Colazioni trascurate, panini immangiabili e pasti improbabili nonché abbuffate del fine settimana possono esporre a dismetabolismi che anche qui, se colti tempestivamente possono essere corretti, se scoperti dopo anni possono invece determinare diabete e placche aterosclerotiche coronariche e cerebrali, alla base di guai ischemici. Anche a 20 e 30 anni? Sì anche. Eh ma che gufo! Dai, non vi stiamo proponendo chissà quali cose, solo un po’di attenzione a voi stessi. Vale sempre il detto che prevenire è meglio che curare.

Mario Guidotti Primario Neurologia Ospedale Valduce

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