Albo artigiani: un altro pezzo della politica anti-italiana va in FRANTUMI

Il governo ticinese costretto all’abrogazione della Lia

Un altro pezzo della politica anti-italiana del Parlamento di Bellinzona va in frantumi. Dopo “Prima i nostri”, il governo del Canton Ticino è stato costretto infatti a chiedere l’abrogazione della Legge sulle imprese artigiane,la Lia. Tre sentenze, pronunciate una dopo l’altra in rapida sequenza dal Tribunale amministrativo, hanno smontato giuridicamente e politicamente la normativa protezionistica con cui il Gran Consiglio aveva deciso di mettere un freno alla concorrenza degli artigiani provenienti da oltre frontiera. Una misura, hanno spiegato i giudici ticinesi, «lesiva della libertà economica» e «sproporzionata», oltre che «in contrasto con il diritto superiore». Una legge che adesso dovrà essere cancellata o radicalmente cambiata. D’altronde, l’obbligodi iscrizione all’Albo delle imprese artigiane era apparso sin dal primo momento contrario alle leggi federali e agli accordi internazionali sulla libera circolazione. Paradossalmente, la scelta del Parlamento ticinese non era piaciuta in primo luogo proprio agli artigiani e alle piccole imprese del Cantone.

I ricorsi contro la Lia non sono giunti dall’Italia ma da Locarno, dalle valli interne, dalle associazioni luganesi. I partiti ticinesi hanno fatto finta di non vedere che le relazioni tra imprese svizzere e artigiani italiani sono cresciute nel tempo sotto la spinta di un’economia sempre più globale. Un’economia interessata ai costi e alla qualità del lavoro e incanalata in un processo di trasformazione che non si può fermare per legge. La magistratura ha dovuto mettere una pezza dove la politica aveva squarciato intenzionalmente il tessuto economico. E alla fine, il giudizio stilato dal Consiglio di Stato è stato impietoso. «Il Tribunale cantonale amministrativo – hanno scritto i ministri ticinesi – accogliendo due ricorsi presentati dalla commissione federale della concorrenza ha stabilito che la Lia è lesiva della legge federale sul mercato interno e anche del principio di proporzionalità». Una normativa sproporzionata. Perché figlia di una scelta cieca. Forse anche rabbiosa. Speculare a quella sostenuta nell’iniziativa “Prima i nostri”. Destinata allo stesso modo ad essere spazzata via dal diritto prima che dal buonsenso.

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