Il LAC di Lugano casa della cultura a 360 gradi

«Una casa della cultura aperta a tutti”. Così il direttore del Lac Michel Gagnon, 60 anni, presenta le attività del nuovo centro polivalente affacciato sul lago del Ceresio. Gagnon è egli pure un frontaliere: è di origine canadese. Ha diretto la Société de la Place des Arts a Montreal, è stato direttore di scena per Les Grands Ballets Canadiens e direttore di produzione per L’Opéra di Montreal.

«Siamo un forte polo di attrazione per il pubblico italofono e per chi proviene dal vostro Paese – dice Gagnon al “Frontaliere” – Il nostro Lac offre un programma trasversale che abbraccia tutte le forme d’arte e propone un carnet fatto a ciclo continuo di  mostre, spettacoli, eventi di  danza e concerti musicali. Chi viene a trovarci sa che ogni giorno può trovare qualcosa, e ogni proposta è coordinata con le altre, in un continuo circuito di approfondimento».

Ma non si pensi a una proposta culturale d’elite solo per intellettuali. «Il Lac è una casa della cultura aperta a tutti – ribadisce Michel Gagnon – Da un lato garantiamo l’assoluta qualità delle proposta, che è di rilievo internazionale, ma dall’altro garantiamo pure che il pubblico può sempre trovare qualcosa di suo gradimento, ad esempio tra poco avremo il musical Mamma mia, adatto a tutta la famiglia. Il nostro primo pensiero è sempre abbinare la qualità dei prodotti con la loro fruibilità da parte del più ampio e vasto pubblico possibile. Trasversalità e accessibilità sono le altre nostre parole d’ordine costanti accanto alla qualità».

La suggestiva struttura architettonica affacciata sul lago, progettata dall’architetto della moderna scuola ticinese Ivano Gianola, si affaccia sulla nuova piazza Bernardino Luini che si apre sul lago e il suo incantevole panorama, e collega il nuovo centro culturale con il complesso cinquecentesco della chiesa di Santa Maria degli Angioli annessa all’antico convento dei francescani minori. Qui dal 2 dicembre al 7 gennaio è in scena Loop, una installazione interattiva  che unisce luci, musica e animazioni. Giunge dal Canada come Gagnon, dal Quartier des Spectacles di Montreal ed è stata presentata e premiata nel 2016 nel contesto della settima edizione del Festival Luminothérapie. L’installazione  è formata da 12 strutture dalla forma cilindrica all’interno delle quali vengono proiettate appunto “in loop” fiabe animate. Di oltre due metri di diametro, ogni struttura può ospitare due persone che attivano le animazioni azionando una leva a mano.  «Anche questa installazione farà capire che siamo un luogo di cultura trasversale – dice Gagnon – dove si trovano spettacoli a 120 franchi ma anche eventi del tutto gratuiti come il concerto che va in scena ogni due domeniche, la mattina, con i giovani del Conservatorio. Fin dall’inizio la scommessa è stata offrire alla città, e a chi la visita, un luogo culturale che avesse anche un significato sociale. Il Lac in effetti non è solo un teatro dove è in programmazione un ciclo di spettacoli, ma un punto di riferimento sempre aperto, un punto di incontro che va al cuore della gente, un crocevia di emozioni e di sensazioni. Per questo siamo entrati a far parte di una importante  rete internazionale di musei e centri polivalenti che hanno lo scopo di fare aggregazione collaborando con spazi pubblici come è appunto la piazza su cui si affaccia la struttura». Dietro questa offerta poliforme c’è un team di persone che lavora ogni giorno.

«Il Lac fa anche economia, dà lavoro anche a molti giovani – dice Gagnon – le persone impiegate a tempo pieno qui sono 38, compresi i sei tecnici. E gli italiani che vengono a visitarlo sono sempre di più: solo per il museo, lo scorso anno su 100mila ingressi il 20% sono stati italiani. Senza contare che abbiamo in calendario molte coproduzioni con l’Italia, ad esempio con il prestigioso Piccolo Teatro di Milano. E possiamo per la danza vantare un primato: la nostra rassegna è diventata un punto di riferimento per tutta l’Italia, dato che un festival analogo c’è solo a Roma». L’anno prossimo la scommessa si chiamerà Picasso. «Sarà  una vera mostra di Picasso,   bella e originale, nel nostro museo. Oggi, con la concorrenza che c’è, fare mostre è un rischio, specie quando si investono soldi pubblici. Solo grandi città come Parigi o Londra possono permettersi il grande salto. Noi però, con l’omaggio al pittore spagnolo, che non sarà il solito Picasso con appena tre o quattro dipinti, daremo un ulteriore contributo all’insegna della qualità» .

L.M.

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