Dolzadelli: l’area di frontiera è uno spazio di interessi comuni

Il frontalierato è un fenomeno ormai organico nell’economia di un Paese – l’Italia – che sta ancora una volta cambiando. Un Paese che deve affrontare i problemi della nuova migrazione e delle nuove mobilità. Un Paese nel quale pochi sanno che cosa significa essere frontaliere».

Mirko Dolzadelli è da pochi mesi responsabile nazionale dei frontalieri della Cisl, sindacato del quale è anche segretario regionale in Lombardia. Nella sua riflessione a voce alta sul frontalierato, il dirigente della Cisl richiama l’attenzione su almeno due questioni giudicate essenziali: «La prima, fondamentale, è la conoscenza ancora limitata della realtà dei lavoratori italiani che ogni giorno varcano il confine; la seconda, è l’importanza in termini sociali e strutturali di questo pezzo fondamentale dell’economia nazionale e non soltanto di quella delle aree geografiche interessate».

La tendenza costante del periodo post-crisi, dice ancora Dolzadelli, è verso una crescita del fenomeno «che interessa non soltanto la manodopera proveniente dai Comuni a ridosso della frontiera ma anche le professioni più alte».

Anche per questo, sostiene il segretario della Cisl lombarda, «preoccupa molto la strumentalizzazione del fenomeno in Ticino dove alcune forze politiche danno al frontalierato una connotazione negativa o problematica facendo finta di non vedere quanto invece lo stesso frontalierato sia in grado di generare ricchezza. Lo sviluppo del Ticino è forte e costante anche grazie ai frontalieri che non sono un problema quanto piuttosto un’opportunità».

Questo cambio di paradigma, secondo Dolzadelli, potrebbe affermarsi ancora di più se tutti gli attori in campo considerassero «l’area di frontiera come uno spazio funzionale e di interessi comuni e non come luogo conflittuale».

La Regione Insubrica, quindi, come un «àmbito di sistema». Cosa che il sindacato ha compreso da tempo. «Noi lavoriamo in strettissima sintonia con le organizzazioni elvetiche da molto tempo – dice ancora Dolzadelli – e non solo in forza della storica collaborazione tra sigle sindacali. Consideriamo lavoratori e imprese come tali da una parte e dall’altra della frontiera, ragioniamo in termini di indotto comune del territorio transfrontaliero e affrontiamo le questioni del mercato del lavoro in una prospettiva aperta. E non siamo i soli a farlo. Più volte, ad esempio, abbiamo trovato imprenditori ticinesi che hanno denunciato la speculazione politica attorno al tema dei frontalieri».