La realtà a due facce del confine

Questo numero del “Frontaliere” vi racconta tempi strani. Caratterizzati da un nuovo incremento dei lavoratori italiani oltreconfine, segno che le imprese ticinesi li richiedono e ne apprezzano competenza e modo di operare.

Ma anche tempi in cui, come documenta il nostro giornale, c’è chi al di là della frontiera non resiste alla tentazione di infliggere colpi bassi alla manodopera e al lavoro negli uffici svolto da artigiani, operai e impiegati di concetto che provengono da questa parte del confine. Quando tali tentazioni trovano libero sfogo, il loro nome diventa un altro: abuso. Perché sono abusi quelli spesso toccati in sorte agli edili che arrivano dal Comasco, dal Varesotto, dal Verbano (oltre la metà del totale in alcuni ambiti del comparto), costretti ad accettare paghe dimezzate; o ai nostri giovani laureati, usati e immolati nei complicati calcoli della Voluntary Disclosure senza orari, senza riposi e con salari poco più che simbolici.

Tempi strani anche per l’allarme delle Nazioni Unite riguardo a tendenze xenofobe, addirittura razziste, presenti nella pancia di una terra che pur vanta una storica tradizione di accoglienza. Segnali che non possono essere sottovalutati e che rilanciano l’esigenza di uno Statuto dei diritti in grado di porre i lavoratori frontalieri al riparo da un clima e da condizioni di attività quotidiana oggettivamente difficili.

E allora, nel tentativo di documentare tutto questo e, inevitabilmente, le contraddizioni e le spinte negative subite dai nostri connazionali, vogliamo affidarci anche a un segnale positivo, di apertura e di speranza in un futuro in cui prevalgano le teste giuste.

Il segnale che ci sorregge è implicito e bidirezionale, verso l’Italia e verso la Svizzera. È la presa d’atto – come raccontiamo in un servizio delle pagine interne – che il Teatro alla Scala di Milano ha affidato all’architetto Mario Botta, ticinese di Mendrisio, il progetto di ampliamento dello storico edificio; e che, l’anno scorso, il concorso per analoga operazione all’Ospedale Civico di Lugano è stato vinto da uno studio di Firenze.

Attenzione, non è uno a uno e palla al centro. È la constatazione che deve avvenire così.

Vince e lavora chi è più bravo, indipendentemente dalla sua nazionalità.

Funziona così. Ed è l’auspicio che proprio questa sia la logica sempre più prevalente, anche a cavallo di territori vicini, amici e uniti da una forte reciprocità di interessi.

Claudio Ramaccini – Direttore responsabile de IL FRONTALIERE

 

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