Trasparenza fiscale al via

Scambio di informazioni, sta per iniziare l’era della trasparenza fiscale. Diventerà operativo dal primo gennaio 2018

Il tema è di certo rilevante, sia in relazione ai possibili effetti sull’economia del territorio transfrontaliero, sia più in generale in tema di correttezza nei rapporti tra gli Stati. Dopo un lungo percorso, che ha visto la Svizzera parte attiva con il Consiglio Federale impegnato nella contrattazione con gli organismi internazionali, dal 1° gennaio 2018 nei rapporti tra i Paesi dell’Unione Europea e la stessa Confederazione Elvetica diventerà operativo lo scambio automatico di informazioni ai fini fiscali.

Viene quindi data attuazione a quello “Standard Globale” elaborato dall’OCSE nel luglio 2014 e poi approvato da un centinaio di Paesi di tutto il mondo durante l’assemblea generale del Forum Global della stessa Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico tenutasi a Berlino nell’ottobre di quell’anno.

In quella circostanza, una cinquantina di Stati annunciò di voler effettuare il primo scambio nel 2017 mentre gli altri, tra cui appunto la Svizzera, nel 2018. «Sulla scia della crisi finanziaria e del debito, il tema della lotta contro la sottrazione d’imposta è stato affrontato con la massima priorità e attenzione dalla comunità internazionale» sottolinea un comunicato del Dipartimento Federale delle Finanze, che precisa anche che: «l’accordo per lo scambio automatico delle informazioni con l’Unione Europea riguarda in egual modo tutti i Paesi e, in base a disposizioni interne all’UE, esso è valido inoltre anche per Isole Åland, Azzorre, Canarie, Gibilterra, Guadalupa, Guyana Francese, Madera, Martinica, Mayotte, Riunion e Saint Martin», acquisendo quindi ancor maggior rilievo nella lotta all’evasione fiscale internazionale.

Al momento, poi, lo scambio automatico di informazioni riguarda anche la Gran Bretagna. E questo almeno fin quando la Brexit non diventerà operativa, allorché occorrerà disciplinare di nuovo la materia.

L’Italia e lo Standard Globale

Se l’obiettivo dell’applicazione dello Standard Globale a livello internazionale è chiaro, ovvero quello di evitare la sottrazione d’imposta transfrontaliera, per quanto concerne l’Italia, come si legge in una nota del ministero dell’Economia e delle Finanze, «L’accordo riguarda i “contribuenti recalcitranti”, cioè i clienti italiani a cui è stato richiesto dai propri istituti finanziari ma hanno rifiutato di fornire adeguate rassicurazioni sulla regolarità dei fondi depositati presso le istituzioni finanziarie svizzere interessate». L’Italia riceverà insomma informazioni su concittadini con disponibilità finanziarie all’estero, in particolare nei Paesi che costituiscono i maggiori centri bancari a livello internazionale, come appunto la Svizzera.

I dati in gioco

Sulla base dello Standard Globale, le informazioni da trasmettere comprendono il numero di conto, il numero di identificazione fiscale ma anche nome, indirizzo e data di nascita dei contribuenti residenti all’estero che detengono un conto in un Paese diverso dallo Stato di residenza. E in più, tutti i tipi di redditi da capitale, i proventi totali derivanti dall’alienazione o dal riscatto di beni patrimoniali e il saldo del conto. Lo Standard riguarda sia le persone fisiche sia quelle giuridiche, ma non si applica ai dati relativi agli immobili situati all’estero.

Lo scambio automatico delle informazioni

Per quanto riguarda la Svizzera, le banche, determinate realtà di investimento collettivo e le imprese di assicurazione raccoglieranno informazioni finanziarie sui clienti fiscalmente residenti all’estero, inoltrandole una volta all’anno all’Amministrazione Federale delle Contribuzioni. Quest’ultima trasmetterà automaticamente i dati ricevuti all’autorità fiscale del Paese partner. Attenzione: questi dati, sulla base del principio di specialità, potranno essere utilizzati solo a fini fiscali.

E per la piazza luganese?

Per la piazza finanziaria luganese si è definitivamente aperta la strada verso l’era della trasparenza fiscale: entro la prima metà dell’anno prossimo avverrà  il primo invio di materiale da parte dell’Amministrazione Federale delle Contribuzioni alle omologhe autorità estere. «Questo tema lo stiamo affrontando con diligenza, informando correttamente la nostra clientela, e con quel coraggio che ci consentirà di trasformare le incertezze della vigilia in consapevolezza che la nostra attività professionale avrà continuità in futuro» ha affermato la presidentessa Cristina Maderni durante l’Annual Forum della Federazione Ticinese delle Associazioni dei Fiduciari tenutosi a Vezia. «Noi, a differenza delle banche, non siamo coinvolti in modo diretto nella raccolta dei dati ma abbiamo non solo dovuto, ma anche voluto e saputo riorientare la nostra attività tenendo conto del nuovo contesto. Siamo consapevoli che l’immediato futuro ci riserva sfide impegnative. Sfide che intendiamo vincere, adattando il nostro modello di business a un mercato caratterizzato da piena trasparenza fiscale e quindi da aumentata mobilità da parte della clientela».

Svizzera e competitività finanziaria

Il nuovo Standard Globale crea parità di condizioni (“level playing field”) tra le piazze finanziarie internazionali. «Per la Svizzera significa – precisa il Dipartimento Federale delle Finanze – da un lato, che in futuro il segreto bancario in materia fiscale non si applicherà più ai clienti provenienti dall’estero. D’altro lato, la Svizzera sarà meno vulnerabile a livello internazionale. In tal modo cresce la certezza del diritto, mentre i punti di forza della piazza finanziaria come la neutralità, la stabilità politica ed economica, il franco forte, le prestazioni di elevata qualità e la competenza internazionale vengono valorizzati maggiormente». Nel complesso quindi, secondo Berna, la competitività delle piazze finanziarie elvetiche dovrebbe risultarne rafforzata.

Antonio Franzi

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