Sbagliato sperare che la mondializzazione non ci riguardi

Chi si chiude muore chi evolve non solo si salva ma conquista il mondo.

Come ha annunciato  in una audizione al Comitato Economico e Sociale Europeo il vicepresidente della Commissione Europea Frans Timmermans, si sono preparate decisioni importanti per portare l’Europa fuori dalla crisi che ha approfondito le differenze tra Stati ricchi e Stati poveri, e dunque tra cittadini ricchi e cittadini poveri affrontando sfide come la globalizzazione, le emigrazioni, la rivoluzione digitale.

La  riduzione del debito pubblico e la creazione di 8 milioni di nuovi impieghi, più che nel passato, non hanno infatti scacciato dal cuore degli europei la grande paura legata al lavoro, cioè alla ricchezza personale e al proprio futuro.

Gli indicatori e le ricerche di mercato su scala europea dicono che ciò che genera ansia nei cittadini europei è la paura di perdere il controllo del proprio destino personale.

Tale paura ha generato, ad esempio, la Brexit: “Riprendi il controllo di casa tua” lo slogan usato dai promotori del referendum per vincere le consultazioni e perdere il post-elezioni.

Quello slogan è uguale a mille altri: dal “lumbard” “Padroni a casa nostra”, al catalano “Siamo una nazione, noi decidiamo”, con cui ha in comune il rinchiudersi nel proprio piccolo e sperare che la tempesta guardi altrove. Ricordate il “Fuori i topi dal nostro formaggio” in Svizzera? È il grido di battaglia di chi spera che la mondializzazione non riguardi il Ticino o il Tirolo.

Ma l’influenza sui grandi processi non si ottiene tornando al piccolo, bensì facendo convergere le nostre strade. Nessuno Stato da solo potrà rispondere a questioni come i cambiamenti climatici, o affrontare la potenza della Cina e degli Usa. La prova? L’Europa ha imposto una tassazione a colossi mondiali come Uber o AirB&B, che nessuno Stato da solo poteva neppure pensare. Le istituzioni europee, infatti, hanno deciso che i grandi conglomerati mondiali virtuali, le compagnie che non hanno una sede locale fissa ma vivono su Internet, per lavorare da noi dovranno scegliere uno Stato membro della Comunità Economica e lì pagare le tasse. Ma questo si può fare perché il mercato europeo fa gola, e anche colossi come Apple o Google devono piegarsi. Da soli Italia o Svizzera o Francia o Austria non potrebbero certo affrontare quei giganti.

Altro tema caldo di recente a Bruxelles è stato la migrazione, problema che avremo davanti per almeno 20 anni. Un miliardo e 200 milioni di africani si stanno muovendo e premeranno solo verso l’Europa. Qualcuno pensa davvero che basterà un carro armato al Brennero o una pattuglia di agenti rossocrociati a Maslianico per bloccare un tale movimento di massa?

Coloro che illudono la gente convincendola che la soluzione sia tornare al piccolo, rinchiudersi in casa e guardare dalle finestre per vedere quel che succede, sta suggerendo di mettere la testa sotto terra: esercizio non solo poco salubre ma che non ha mai salvato nessuno.

Molto bene  quindi ha fatto l’Europa imponendo più diritti sociali a quei Paesi del Terzo Mondo che vogliano commerciare con lei: così Bruxelles ha fatto per l’intesa commerciale con la Corea del Sud. Essere analfabeti anni fa era non sapere scrivere o leggere, oggi è non sapersi adattare, non saper apprendere nuove competenze. Chi si chiude muore, chi evolve, dice la natura, non solo si salva ma conquista il mondo.

Gerardo Larghi – Consigliere del Comitato Economico e Sociale Europeo

1 commento

  1. Sono d’accordo con quanto scritto nell’articolo. Ma l’UE non è una Repubblica Federale come lo sono invece gli USA, la Cina o la Svizzera e mi dispiace che, secondo me, questo fatto invalida tutto quanto detto nell’articolo di cui sopra per quanto riguarda l’UE.

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