Lorenzo Quadri: “«Il Frontaliere, un foglio tendenzioso e antisvizzero»

Le bordate della Lega dei Ticinesi – Intervista a Lorenzo Quadri, direttore del “Mattino”

Un foglio tendenzioso e antisvizzero. La prima pagina del numero d’esordio è assai eloquente. Essa è infatti occupata dal seguente titolo: “Senza i frontalieri Ticino in difficoltà”. Sono frasi estratte dall’articolo pubblicato da Lorenzo Quadri, arrembante direttore del Mattino della Domenica, consigliere nazionale ed esponente della Lega dei Ticinesi.

Quadri, come mai lei, giornalista, accoglie con così tanta diffidenza – per usare un pallido eufemismo – la nascita di un nuovo giornale?

«Da come è stata presentata sembrava una rivista con finalità politiche ben precise».

Presentata? Ma l’ha letta?

«A esser sincero no, non ancora».

Andiamo oltre. O meglio: torniamo a quel titolo, “Senza i frontalieri Ticino in difficoltà”. Lei la definisce sul suo giornale una “fetecchiata”. Eppure è una frase di Fabio Regazzi, presidente dell’Associazione Industrie Ticinesi. Uno che gli interessi del Ticino li difende.

«Noi non abbiamo mai detto che non servono i frontalieri. Tant’è che prima della libera circolazione delle persone i frontalieri comunque lavoravano in Ticino. Il problema è la quantità: 60mila sono troppi. S’immagini se fosse il contrario. Se l’Italia fosse al nostro posto».

E quanti ne servirebbero secondo lei?

«Trentamila».

È solo un problema di quantità?

«No. I nuovi frontalieri si inseriscono anche in settori dove la manodopera svizzera non manca: il terziario».

Quindi sta dicendo che i frontalieri vanno bene fino a che fanno gli operai.

«Dovrebbero effettivamente colmare le mancanze di manodopera svizzera. Non c’è bisogno di frontalieri negli uffici, nelle banche e nelle fiduciarie. Dire che in questi settori non si trova manodopera residente è una bestialità clamorosa. Vengono assunti economisti frontalieri, quando non mi si dica che in Ticino non esistono economisti».

E il dumping salariale? Stipendi al ribasso, italiani pagati meno degli svizzeri per lo stesso lavoro? Colpa dei frontalieri?

«Colpa del sistema, della libera circolazione senza regole, del Far West che permette all’imprenditore scorretto di licenziare il ticinese pagato 4mila franchi al mese e assumere a 2mila euro al mese il bocconiano italiano. Colpa di questa circolazione selvaggia».

Lei parla di ticinesi licenziati per far posto agli italiani, eppure i dati ufficiali parlano di una disoccupazione in Ticino pressoché nulla: 3%, dicono i dati ufficiali. 

«Balle! Dati taroccati. La disoccupazione reale è al 7%. Il 3% è la popolazione iscritta alla disoccupazione. Chi non ha più diritto alla disoccupazione esce da questa percentuale».

In Ticino dovrebbero esserci quindi schiere di colletti bianchi disoccupati.

«Io ne conosco. Ricevo quotidianamente richieste di aiuto. Sono prevalentemente giovani, o persone sopra i cinquanta che non riescono a ricollocarsi».

Qual è la soluzione?

«Il ritorno alla preferenza indigena. Come accadeva prima. Oppure, sistema più drastico, disdire la libera circolazione delle persone. Che in questo campo è l’origine di tutti i mali».

Lega dei Ticinesi, Lega Nord. Cosa vi accomuna?

«Ognuno fa il leghista a casa propria. Il problema nasce quando c’è un travaso importante di forza lavoro. La Lega Nord ha nel suo elettorato molti frontalieri e ovviamente li difende. Ma stia sicuro che se a Como o Varese entrasse ogni giorno un terzo della forza lavoro dal confine, magari con un frontaliere per macchina, mettereste i carri armati al confine».

Lei fa la spesa in Italia?

«Mai fatto e mai lo farò. Sostengo l’economia locale. E ho la fortuna di potermi permettere di fare la spesa in Svizzera».

Ma in Italia ci viene mai?

«Una volta all’anno. Passo qualche giorno a Venezia. La Serenissima».

Andrea Bambace

3 Commenti

  1. Sono d’accordo con il signor Quadri per quanto attiene la Libera Circolazione. Ma nell’intervista pero’ non si fanno domande e riferimento al nuovo accordo di tassazione dei frontalieri che la Lega dei Ticinesi spinge sia firmato dall’Italia. La mia opinione in merito a questo è che se sarà firmato il nuovo accordo sulla tassazione dei frontalieri dipendenti in Ticino, ci sarà una specie di “rivoluzione” progressiva in quel nord Italia che vive abbastanza bene grazie al lavoro in Svizzera. La nuova tassazione italiana abbasserà il tenore di vita a cui sono legate queste famiglie; di conseguenza a qualcuno converrà trasferirsi in Ticino (specialmente i single). Chi non può, siccome sa cosa significa non dichiarare il redditto in Italia (evasione), sarà costretto a chiedere aumenti al datore di lavoro svizzero che, se dal canto suo non li concederà, si ritroverà con molti problemi (me ne vengono in mente almeno 3 alquanto pesanti, ma lascio a voi pensare quali) da parte di quei lavoratori che, prima del cambiamento di regime fiscale, lavoravamo senza mai pretendere molto. Penso che se nel 1974 si fece quello specifico accordo di frontalierato tra Italia e Svizzera (al tempo i politici secondo me erano più lungimiranti), vuol dire che qualcuno ci aveva pensato bene al da farsi e alla fine della fiera penso che fosse la Svizzera che, anche se indirettamente, la nazione che ci guadagnava un po’ di più da quell’accordo. Quello che ha stravolto il paradigma pensato nel 1974 è stato proprio l’accordo di Libera Circolazione. Questi due accordi (quello del 1974 e Libera Circolazione) si respingono tra loro di default nonostante qualsiasi sforzo di tenerli vicini. E’ ovvio che uno dei due andava eliminato. Secondo me, dal mio punto di vista sulla Svizzera, si vuole eliminare quello sbagliato perché qualcuno non ha pensato alle conseguenze a lungo termine sul tipo di mercato coinvolto da questo cambiamento. Prendiamo poi in esame l’iniziativa che l’UDC svizzero sta per lanciare: cancellazione della Libera Circolazione. Se andasse in porto, chiederei al signor Quadri, perché mai spingere l’abrogazione del patto di frontalierato del 1974?

  2. Vorrei segnalare al Sig. Quadri che sempre più spesso i frontalieri italiani trovano lavoro in aziende che si sono delocalizzate in Ticino proprio perché possono contare su lavoratori frontalieri a basso costo. Queste aziende quindi pagano le tasse in ticino, i lavoratori versano tasse e contributi in ticino. Se non potessero contare su questa forza lavoro in Ticino non ci verrebbero e delocalizzerebbero in altri Stati come magari Polonia Croazia ecc ecc. e il Cantone perderebbe tasse e contributi (che servono anche a pagare la pensione ai ticinesi o no ?) Come si può poi capire, inoltre, in questo caso non c’è nessun “furto” di posto di lavoro.

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