LOMBARDIA-SVIZZERA: luci spente sulla commissione

Luci spente sulla commissione per i rapporti tra Lombardia e Svizzera Soltanto un’ora e un quarto di lavoro in 9 mesi

Un’ora e un quarto di lavoro in 9 mesi. Luci spente sulla commissione speciale regionale per i Rapporti tra la Lombardia e la Svizzera nel 2017. L’organismo consiliare, presieduto dal leghista lecchese Antonello Formenti, non si riunisce dalla fine di marzo, da quando cioè era stata ospite del Parlamento di Bellinzona assieme all’ufficio di presidenza del Pirellone.

Pochi giorni fa, il consigliere regionale comasco del Partito Democratico, Luca Gaffuri, ha chiesto polemicamente «che fine» avesse fatto la commissione speciale. «Scomparsi dai radar esattamente da fine marzo – dice Gaffuri – quando abbiamo ricambiato, dopo anni, la visita al Gran Consiglio del Canton Ticino. Un’occasione per mettere sul piatto i molti temi ancora aperti, ma che nel nostro caso è rimasta totalmente in sospeso». Gli argomenti di discussione, insiste Gaffuri, «non soltanto non mancano, ma crescono di mese in mese. Se le questioni legate ai frontalieri e alla posizione della politica ticinese nei loro confronti è sempre in cima all’agenda, ricordo che rimangono aperti pure i progetti sul trasporto ferroviario: dovremmo verificare il rispetto del cronoprogramma dell’Arcisate-Stabio, ma vorremmo saperne di più anche sulla Milano-Chiasso e sugli interventi nella stazione svizzera». Già nel 2016 la frequenza delle riunioni della commissione speciale si era fatta meno continua: soltanto 7 sedute, rispetto alle 15 dell’anno precedente e alle 21 del 2014.

«È vero – ammette Francesco Dotti, consigliere regionale comasco di Fratelli d’Italia e vicepresidente della commissione – ci siamo fermati. Dopo un periodo iniziale in cui abbiamo lavorato molto e bene, negli ultimi mesi c’è stato un progressivo rallentamento. E non so spiegare il perché».

Quando parla di periodo iniziale Dotti fa riferimento alla prima presidenza della commissione, affidata alla consigliera di Varese Francesca Brianza, poi entrata in giunta nel 2015 proprio con la delega ai rapporti con la Svizzera. «Forse il nostro problema è legato alla difficoltà di trovare i giusti interlocutori – dice ancora Dotti – Spesso non sappiamo con chi bisogna parlare: Cantone, Regio Insubria, associazioni d’impresa, Province».

Alessandro Fermi, sottosegretario in Regione e consigliere di Forza Italia eletto a Como, dice di voler «verificare perché ci sia stato un rallentamento». Tuttavia, mette in evidenza come si sia trattato di un organismo «istituito in questo mandato, intuizione positiva e importante che soprattutto nella prima fase conoscitiva ha lavorato con grande forza». Il giudizio di Fermi, così come quello del vicepresidente Dotti, è quindi «complessivamente positivo, soprattutto per il lavoro sui singoli argomenti».

Ma dall’opposizione Gaffuri continua a martellare. «Ho più volte sollecitato il presidente della commissione, via lettera, a convocare almeno una seduta e ripeterò l’invito nuovamente. La giunta ha approvato un progetto di legge di ratifica relativo alla cooperazione culturale tra Regione Lombardia, i Cantoni Ticino e Vallese e la Fondazione svizzera per la cultura Pro Helvetia. Un progetto che dovrebbe passare in consiglio regionale ma che per ora, non è stato nemmeno calendarizzato. E naturalmente, men che meno, è stato previsto che se ne parli in commissione».

Insomma, lo scontro non si placa. E induce soprattutto a una riflessione: è servita a qualcosa, questa commissione speciale?

In un policy paper presentato nel gennaio del 2015 da Éupolis Lombardia – l’istituto di ricerche e formazione che realizza per conto della Regione studi finalizzati alla programmazione delle politiche di sviluppo del territorio – erano state individuate 22 macro-questioni irrisolte nel rapporto tra Ticino e Lombardia. Un lungo elenco frutto, tra l’altro, proprio del lavoro iniziale della commissione speciale.

Alcuni di questi temi sono molto rilevanti e tuttora irrisolti: il riconoscimento dei titoli di studio di scuola professionale, la libera circolazione dei lavoratori indipendenti (oggi ingabbiati dalla ormai notissima legge sulle imprese artigiane, la Lia), le Zone Economiche Speciali (Zes) rimaste lettera morta in Parlamento, il trasporto sui laghi e molto altro ancora.

Anche nella delibera di istituzione della commissione speciale, votata dal consiglio regionale subito dopo l’avvio della legislatura, si parlava sì di «indagini conoscitive per acquisire notizie e documenti allo scopo di fornire un inquadramento giuridico, economico, culturale e sociale, sulla cui base elaborare proposte e iniziative», ma anche di soluzione delle «criticità relative agli aspetti sociali, occupazionali, territoriali e di sicurezza».

Basti vedere che cosa è successo prima con il blocco dei ristorni, poi con le regole sul casellario giudiziale e poi, ancora, con la chiusura notturna dei valichi minori per capire l’efficacia dell’azione intrapresa dalla Regione. Per non parlare del testo del nuovo accordo fiscale, che il rappresentante del governo Vieri Ceriani ha presentato tre volte in commissione (in altrettante audizioni) senza però mai rivelarne i contenuti.

«In realtà, qualche frutto lo abbiamo raccolto – dice Dotti – sulla chiusura delle dogane dove abbiamo alzato i toni e anche sul Gottardo è stato fatto un lavoro importante. Sull’intesa fiscale ci siamo espressi in modo chiaro, ma non sappiamo se le nostre posizioni siano state accolte. Sono tre anni che chiediamo di leggere il testo, nessuno ce ne ha mai dato una copia».

Dario Campione

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