A Chiasso l’antologica di Oliviero Toscani

Sguardo cosmopolita “cresciuto” in Svizzera. A Chiasso l’antologica dell’artista: studiò fotografia a Zurigo

«Il 58% degli svizzeri è di origine straniera, non va dimenticato. Gli italiani poi, con il loro lavoro, hanno dato alla Confederazione molto più di quanto ricevuto. E in fin dei conti, hanno avuto solo soldi, ma hanno dato cultura, stile, contenuti». Parole forti, quelle di Oliviero Toscani, fotografo, autore di scatti che non lasciano mai indifferenti. E che in Svizzera si è formato. Vi tiene ora, sul confine,  la sua prima antologica in assoluto (finora ha sempre presentato mostre tematiche): 20mila immagini proiettate a ciclo continuo in tre “camere oscure”.

Dove? Al “Max Museo” di via Dante 6, fulcro del dinamico polo culturale di Chiasso insieme all’attiguo Cinema Teatro (la direzione artistica è affidata a un italiano, Armando Calvia), fino al 21 gennaio. Con Oliviero Toscani. Immaginare, a cura di Susanna Crisanti e Nicoletta Ossanna Cavadini, ci si immerge letteralmente nell’arte di un precursore della comunicazione. E non è un caso che la mostra sia a Chiasso, città transfrontaliera che con 8.500 abitanti organizza eventi culturali di respiro internazionale, coproducendoli con realtà italiane, non solo del Settentrione. Né è un caso che la mostra di Toscani sia nell’ambito della decima  Biennale dell’immagine, che significativamente ha il titolo Borderlines Città divise/Città plurali, con eventi incentrati su foto e video a Chiasso e in altre sedi del Ticino.

«Ho insegnato l’aritmetica agli emigrati italiani in Svizzera, conosco tutto della loro condizione, spesso segnata dalle difficoltà; non potevano ricongiungersi con i familiari ad esempio», ricorda Toscani,  “frontaliere” della cultura fotografica. Al Max il percorso parte da una cinquantina di  immagini vintage inedite da lui realizzate durante la formazione alla Kunstgewerbeschule di Zurigo, scuola d’arti applicate che fu la prima in Svizzera a istituire un corso di fotografia indipendente già dal 1932. Toscani, figlio del primo fotoreporter del “Corriere della Sera”, Fedele Toscani, trovò qui i semi di quello “spirito di ricerca” che ha sempre contraddistinto il suo lavoro.

Il sodalizio con il Comune di Chiasso  proprietario del Max è di lunga data. Fu nel 2010 infatti che Toscani salutò con un commosso scritto nel catalogo la mostra dedicata al fotografo elvetico Serge Libis. Proprio quest’ultimo nel 1961 accompagnò a Zurigo l’allora 19enne Oliviero e lo aiutò a trovare un alloggio presso un’anziana signora. “Libis garantì che io, pur essendo italiano – annotava Toscani nel 2010 – fossi (o meglio, avrei potuto essere) una persona affidabile. Nel 1960 noi italiani non eravamo il massimo dell’affidabilità (e forse adesso è ancora peggio!)”. Tra le iniziative collaterali, si segnala Mamme e bebè al museo sabato 25 novembre alle 10.30: visita guidata a misura di famiglia, con aperitivo analcolico finale.  Orari: martedì–domenica ore 10-12 e 14-18, ingresso 10/7 euro.

Lorenzo Morandotti

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