La saga di Frontaliers diventa un film

Satira di costume di grande successo, che appassiona grandi e piccoli ed è ormai di culto tanto in Svizzera quanto in Italia,  la saga ticinese di Frontaliers si appresta a combattere al botteghino l’ottavo Star Wars in dicembre con l’uscita del lungometraggio Frontaliers disaster.

Si rimane fedeli al progetto iniziale: il povero frontaliere che transita ogni giorno dal valico di Bizzarone-Brusata per andare a lavorare ed è immancabilmente fermato da un solerte doganiere ligio al dovere. Un’idea forte, per mettere alla berlina attraverso battute e frecciate i pregiudizi reciproci.

Due popoli separati da una linea di demarcazione geografica che hanno punti in comune ma anche  differenze. Il segreto del successo è qui: semplice e geniale. Essere realisti senza schierarsi nella politica. Invitare a trovare un terreno di incontro tra culture con la comicità.

Letteralmente “bipartisan”, che punta molto sulle caratterizzazioni linguistiche, come le inflessioni dialettali del Mendrisiotto e della Brianza, o riciclando vecchi soprannomi come  “maia ramina” dato agli  italiani che lavorano in Svizzera.  Ne parliamo con il regista Alberto Meroni (già autore e  produttore de La Palmira – Ul Film) che con gli attori di sempre Paolo Guglielmoni e Flavio Sala ha condiviso la nuova avventura. Frontaliers disaster sarà il primo vero lungometraggio della saga, lo si potrà vedere solo al cinema in tutto il Canton Ticino dal 21  dicembre. Saranno novanta minuti di pura comicità di confine: non più solo gag, il lavoratore frontaliere Roberto Giangiulio Bussenghi e la guardia di confine Loris J. Bernasconi vivranno una avventura  completamente inedita, dall’inizio alla fine. Dice Meroni: «Il film valorizza al massimo i personaggi di Paolo e Flavio, da una parte la guardia di confine ligia alle regole e dall’altra l’italiano che per definizione concepisce la vita solo come eccezione rispetto alle norme. Due mentalità opposte, due modi di fare agli antipodi che il confine fa collidere. Come in tante cose della vita naturalmente il giusto è nel mezzo: le regole sono regole, salvo eccezioni. Bernasconi farà questa evoluzione, e i due, dovendo coesistere sette giorni su sette, 24 ore al giorno,  torneranno a scontrarsi permettendo di ironizzare su questi due atteggiamenti».

Nel cast  ci saranno novità italiane come l’attore Enrico Bertolino, l’attrice luinese Sarah Maestri di Luino e Claudia Barbieri, nota per la sit-com Camera cafè. «Usciremo dalla classica ambientazione in dogana – anticipa al “Frontaliere” il regista Meroni, ala guida di una troupe di una ventina di persone, in larga parte giovani – Finora le gag sono state circoscritte al confine, ora il film mostra tutto il  mondo  di questi personaggi, li si va a trovare a casa. Tengo a precisare che abbiamo mantenuto il format che ha successo da ormai dieci anni: un prodotto leggero,  che non si schiera da nessuna parte. Non facciamo politica. Il  regista e gli autori sono svizzeri, ma non c’e un punto di vista “svizzero” sulle vicende di confine.  E, come sempre, potrà godere della nostra comicità anche il pubblico italiano. Per questo immaginiamo che ci possano anche essere proiezioni in Italia del nuovo film. La nostra è una comicità che vuole unire, non dividere. Ci sono le battute di ironia verso gli svizzeri e altrettante contro gli italiani. Ci si rispecchia in modo simpatico nella realtà,  e senza lanciare per questo dei “j’accuse”, anche se  vogliamo far riflettere, lo facciamo sempre con leggerezza. Non occorre mai  essere troppo rigidi nei propri ideali». Dalle gag brevi al lungometraggio di un’ora e mezza il salto è lungo.

«Arriviamo da dieci anni di comicità – dice Meroni – Con queste maschere i due protagonisti si sono nuovamente messi alla prova e noi abbiamo agevolato una messinscena molto teatrale, lavorando sempre con due, a volte con tre telecamere, per metterli a loro agio. Il cinema è molto rigido tecnicamente e più complicato da girare e da gestire. Per questo abbiamo preferito sempre dar agli attori ampia libertà di interpretazione e improvvisazione».

I set? «Abbiamo girato in tutto il Cantone, in circa cinque settimane per circa 30 giorni di girato, dalla dogana di Bizzarone a Mendrisio, a Lugano e nei Grigioni, in Mesolcina e nel Locarnese. Bussenghi arriva da Usmate: la mia idea era dare un volto a questo posto. In sintesi, credo sia un film  che  crea un mondo attorno a  personaggi molto amati. Non è  a sè stante rispetto alla serie tv, ma non ne esaurisce il filone. E infatti finirà con una sorpresa, per suggerire la necessità di un seguito. Ripeto, volevamo fare qualcosa che unisse italiani e svizzeri. Godiamocelo insieme, siamo fratelli. La comicità invita all’unione, non alla divisione».

Lorenzo Morandotti

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